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Capitolo 2. È creativa la macchina o la persona?

L'interrogativo sulla creatività delle intelligenze artificiali è al centro di un acceso dibattito che coinvolge non solo il mondo tecnologico, ma anche quello filosofico, artistico e giuridico. Per affrontare questa questione complessa, è necessario esaminare attentamente cosa intendiamo per creatività e come le AI si relazionano a questo concetto.

Tradizionalmente la creatività è stata considerata una caratteristica intrinsecamente umana, definita come la capacità di produrre idee o artefatti originali e di valore. Nel contesto delle AI, tuttavia, questo concetto richiede una riformulazione. La creatività delle AI potrebbe essere definita come la capacità di generare output nuovi e inaspettati, che vanno oltre la semplice riproduzione o combinazione meccanica casuale di input esistenti.

L'obiezione più forte che viene mossa contro l'idea dell'AI come entità creativa è che essa non crea ma combina elementi già esistenti, non essendo in grado di "inventare". Non condivido questa affermazione, ma quand'anche fosse corretta è importante riconoscere che il combinare elementi esistenti è parte integrante della creatività umana, e forse è persino il suo aspetto principale. Mettere insieme concetti ed oggetti noti ma in modi diversi porta spesso a risultati nuovi e innovativi, infatti molte delle più grandi invenzioni e opere d'arte umane sono il risultato di combinazioni nuove di idee e concetti preesistenti.

Se si guarda alla Storia dell'arte, l'esempio forse più immediato è quello di Marcel Duchamp e dei suoi readymades. Si pensi al suo famoso Fountain, che Duchamp non ha creato fisicamente ma ha "creato" come opera d'arte cambiando radicalmente il contesto e la prospettiva da cui lo si osserva.

Oppure, andando più indietro nel tempo, i ritratti di Giuseppe Arcimboldo fatti con frutta e verdura. Un esempio è L'ortolano in cui ha giocato anche con il punto di vista: il dipinto visto diritto è un cesto con della verdura, visto rovesciato diventa uno dei suoi ritratti.

Giuseppe Arcimboldo – L'ortolano

Le AI, grazie alla loro capacità di calcolo e alle tecniche di apprendimento automatico, possono combinare e rielaborare informazioni ed elementi creativi in modi che vanno oltre le capacità umane in termini di velocità e scala. Questo permette loro di esplorare uno spazio di possibilità molto più vasto di quanto un essere umano potrebbe fare, potenzialmente portando a combinazioni e risultati che un umano non avrebbe mai considerato.

Tornando all'affermazione che le AI non sarebbero creative in quanto solo capaci di combinare elementi esistenti, il caso di AlphaGO (trattato tra qualche pagina) ha proprio dimostrato che le intelligenze artificiali moderne, in particolare quelle basate su modelli di deep learning, non si limitano a una semplice ricombinazione di elementi esistenti, ma attraverso processi di astrazione e generalizzazione possono creare rappresentazioni interne di concetti che vanno oltre i dati specifici su cui sono state addestrate. Questo permette loro di generare output che, pur basandosi su informazioni esistenti, possono essere considerati nuovi e inaspettati.

È importante notare che la "creatività" delle AI è diversa da quella umana, non possedendo intenzionalità, emozioni o comprensione del contesto culturale nel modo in cui gli esseri umani le sperimentano. La loro "creatività" emerge piuttosto da processi statistici e computazionali complessi, che possono produrre risultati sorprendenti e innovativi, ma senza la consapevolezza o l'intenzione che comunemente associamo alla creatività umana.

Riassumendo, mentre le AI dimostrano capacità che possono essere definite "creative" in certi aspetti, la natura di questa creatività è fondamentalmente diversa da quella umana. Le AI possono generare, combinare e trasformare in modi sorprendenti e innovativi, ma mancano dell'intenzionalità e della comprensione contestuale che caratterizzano la creatività umana. Questo non diminuisce il valore o il potenziale delle AI come strumenti creativi, ma sottolinea l'importanza di considerare la creatività delle AI come un fenomeno distinto, complementare piuttosto che sostitutivo della creatività umana.

Una frase attribuita a Pablo Picasso dice «i computer sono inutili; possono solo darti delle risposte» [Cfr. William Fifield, "Pablo Picasso: A Composite Interview", in The Paris Review, 32 (Summer-Fall 1964)] e ironicamente porta l'attenzione sulle domande e quindi sulla parte umana di quello che io chiamo "autore ibrido", perché da sempre è la persona a dover porre le domande, ancora di più nell'era delle AI creative assieme al dirigere la macchina verso un risultato significativo. La responsabilità di interpretare e curare l'opera rimane in mano all'autore.

La potenza computazionale dell'AI raggiunge il suo pieno potenziale creativo solo all'interno dell'autore ibrido, dove si integra con la consapevolezza e l'intenzionalità umana. È questa sinergia che trasforma il processo della macchina in un atto creativo consapevole: l'apporto progettuale e la visione artistica dell'autore umano guidano e contestualizzano le capacità dell'AI, generando una creatività che diviene autentica espressione della personalità dell'autore ibrido.

Ovviamente questo rende ancora più responsabile la persona, è infatti il suo apporto che definisce la creatività della coppia.

2.1. AlphaGo: un caso di studio sulla creatività delle AI

Un esempio molto interessante della capacità creativa delle AI è rappresentato da AlphaGo, l'intelligenza artificiale sviluppata da Google DeepMind per giocare al gioco da tavolo Go.

Nel marzo del 2016, AlphaGo ha compiuto un'impresa straordinaria sconfiggendo Lee Sedol, diciotto volte campione mondiale di Go.

Il Go è un antichissimo gioco noto per la sua complessità strategica e per il fatto che richiede una profonda intuizione, oltre alla semplice capacità di calcolo. Prima di AlphaGo, si riteneva che le AI non fossero in grado di competere a livello professionale in questo gioco, proprio a causa della necessità di una comprensione "intuitiva" delle posizioni sulla tavola.

Ciò che ha reso la vittoria di AlphaGo particolarmente significativa dal punto di vista della creatività è il modo in cui ha giocato. AlphaGo non si è limitata a replicare strategie umane o a calcolare tutte le possibili mosse future (cosa impossibile nel Go a causa dell'enorme numero di possibilità). Invece, ha sviluppato approcci completamente nuovi al gioco, eseguendo mosse che i commentatori umani hanno inizialmente considerato errori, ma che si sono poi rivelate profondamente strategiche.

Una mossa in particolare, la numero 37 nella seconda partita, ha stupito gli osservatori umani. Era una mossa che nessun giocatore umano avrebbe considerato, ma che si è rivelata cruciale per la vittoria di AlphaGo. Questa mossa ha dimostrato che l'AI non stava semplicemente replicando strategie umane, ma stava generando nuove idee strategiche.

L'opinione di Lee Sedol sulla questione è la seguente:

Pensavo che AlphaGo si basasse sul calcolo delle probabilità e che fosse solo una macchina. Ma quando ho visto questa mossa, ho cambiato idea. Sicuramente, AlphaGo è creativo. [Lee Sedol, citato in DeepMind, AlphaGo]

Per chi volesse approfondire, un resoconto delle singole partite si può trovare sull'apposita pagina di Wikipedia in lingua inglese [https://en.wikipedia.org/wiki/AlphaGo_versus_Lee_Sedol].

Il caso di AlphaGo dimostra che le AI possono non solo eguagliare le prestazioni umane in compiti complessi, ma anche generare approcci innovativi che vanno oltre il pensiero umano convenzionale. Questo solleva interrogativi affascinanti sulla natura della creatività e dell'intelligenza, sfidando le nostre concezioni su ciò che significa essere "creativo".

A ben vedere, però, la creatività dimostrata da AlphaGo è limitata a un dominio specifico anche se altamente strutturato come il Go. Se da un lato emerge un interessante tipo di creatività, dall'altro rimane una forma di creatività diversa da quella umana e priva della versatilità e dell'adattabilità della creatività umana, che invece può spaziare attraverso domini diversi e contesti non strutturati.

2.2. Il ruolo dell'autore umano nell'era delle AI creative

Nell'era delle AI creative il ruolo dell'autore umano si è evoluto in modo significativo, rafforzando ulteriormente il passaggio da creatore diretto a orchestratore e curatore del processo creativo. Questa dinamica richiede una riconsiderazione di cosa significhi essere un autore e di come si manifesti la creatività umana in collaborazione con le AI.

Ovviamente il caso di Refik Anadol è un esempio estremo (vedi paragrafo 1.2), sia per il progetto che per la disponibilità di risorse necessarie per realizzare un'opera destinata al MoMA.

La creatività dell'autore ibrido non dipende però dalla complessità degli strumenti utilizzati: anche attraverso servizi AI normalmente accessibili e un semplice computer è possibile esprimere pienamente il proprio potenziale creativo e realizzare opere originali.

Operativamente dove può intervenire l'autore "normale" se non può partecipare concretamente alla costruzione dell'opera? Partiamo da una constatazione, lavorare in modo creativo con una AI generativa è un processo interattivo e iterattivo.

L'interazione tra essere umano e intelligenza artificiale si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali: input, generazione e selezione. Queste fasi, attraverso cicli iterativi, conducono al risultato desiderato. Nel loro insieme rappresentano il momento della generazione vera e propria dell'immagine, ma sono precedute da una fase cruciale: la definizione del progetto. È in questo momento che l'idea nasce e prende forma nel pensiero dell'autore.

La definizione del progetto, insieme alle fasi di input e selezione, rimane saldamente nelle mani dell'essere umano. Queste fasi condividono un elemento distintivo: sono i momenti delle scelte. La centralità del processo decisionale nel percorso creativo è tale che è diventata uno dei criteri utilizzati in ambito giuridico per valutare il grado di autorialità della persona nella generazione di un'immagine, come approfondito nel capitolo 4, dedicato agli aspetti legali e normativi.

Il processo iterativo si articola in diverse fasi ben definite. Inizia con l'impostazione, durante la quale l'autore umano fornisce gli input iniziali di ogni ciclo attraverso la definizione delle istruzioni e di eventuali parametri. Questa fase è determinante poiché delinea la direzione e i confini entro cui si svilupperà l'intero processo creativo, influenzando significativamente tutte le fasi successive.

Nella fase di generazione, l'AI elabora gli input ricevuti e produce una serie di output. L'autore procede quindi con la selezione, esaminando gli output generati e scegliendo quelli che meglio corrispondono alla sua visione creativa. Segue la fase di interpretazione, durante la quale l'autore contestualizza gli output selezionati e attribuisce loro significato, inserendoli in un quadro concettuale più ampio.

Il processo può continuare con il successivo ciclo di iterazione, in cui l'autore può perfezionare i prompt o modificare i parametri per guidare l'AI verso risultati sempre più aderenti alla sua visione.

Il percorso si conclude con una fase di selezione e organizzazione finale del materiale generato. Questo momento comprende diverse attività: l'identificazione e la conservazione degli elementi immediatamente utili per il progetto in corso; la selezione e l'archiviazione di materiale potenzialmente utile per progetti futuri. È prassi comune che in questa fase venga eliminata la maggior parte delle immagini generate dall'AI che non rientrano nelle categorie precedenti.

Ogni fase di questo processo contribuisce in modo significativo al risultato finale. Vale la pena sottolineare come la fase di impostazione non sia semplicemente preparatoria, ma rappresenti un momento creativo fondamentale in cui l'autore definisce l'essenza e la direzione del progetto, un processo che può svilupparsi anche indipendentemente dall'interazione con l'AI.

Parlando del tema delle responsabilità, quelle dell'autore umano attraversano l'intero arco del processo creativo, manifestandosi in diversi ambiti fondamentali. La concezione dell'opera rappresenta il punto di partenza: l'idea iniziale e la visione complessiva rimangono prerogativa esclusiva dell'autore umano. Nonostante la potenza dell'AI come strumento, la definizione dello scopo e del significato dell'opera resta saldamente nelle mani dell'autore.

La direzione del processo creativo costituisce un'altra responsabilità centrale. L'autore guida il percorso attraverso la formulazione accurata dei prompt e la calibrazione dei parametri, orientando l'AI verso la realizzazione della propria visione artistica. Nel campo della selezione, l'autore applica il proprio giudizio critico e la propria comprensione del contesto artistico e culturale per valutare e organizzare gli output generati dall'AI.

La contestualizzazione rappresenta un ulteriore ambito di responsabilità: spetta all'autore collocare l'opera in un più ampio quadro artistico, sociale o culturale, attribuendole significato e rilevanza. L'autore deve inoltre considerare le implicazioni etiche dell'utilizzo dell'AI nella creazione artistica, affrontando questioni fondamentali come l'autenticità dell'opera, la corretta attribuzione della paternità e la gestione di potenziali pregiudizi algoritmici.

Compete alla persona quello che si può chiamare processo creativo ragionato, per controbilanciare l'"esuberanza creativa" della macchina. Bisogna considerare la capacità generativa delle AI simultaneamente un'opportunità e una sfida per il processo creativo. La facilità con cui questi sistemi possono produrre una moltitudine di contenuti richiede all'autore un approccio disciplinato e consapevole. È fondamentale resistere alla tentazione di affidarsi esclusivamente alla generazione massiva, che rischierebbe di sostituire la qualità del pensiero creativo umano con la mera quantità dell'output automatizzato.

Il processo creativo ragionato si sviluppa attraverso passaggi ben definiti. La riflessione critica richiede una valutazione approfondita di ogni output dell'AI, considerandone non solo l'aspetto estetico ma anche la coerenza con la visione artistica complessiva. L'intenzionalità deve permeare ogni decisione, dalla formulazione dei prompt alla selezione finale. L'iterazione consapevole privilegia l'affinamento progressivo dei risultati rispetto alla generazione indiscriminata di varianti.

La capacità di sintesi permette all'autore di integrare i diversi output dell'AI in un'opera unitaria e significativa. È inoltre essenziale mantenere un'apertura all'inaspettato, riconoscendo il potenziale creativo anche in risultati apparentemente non allineati, che possono suggerire nuove direzioni artistiche o ispirare sviluppi innovativi.

La quantità di output generati dall'AI non può sostituire il pensiero creativo dell'autore. La creatività nell'era delle AI si manifesta nella capacità di guidare, interpretare e sintetizzare questi output in modo significativo e originale. Questo conferma il ruolo centrale e insostituibile dell'autore umano nel fornire visione, contesto e significato, trasformando le potenzialità dell'AI in espressione artistica autentica.

L'utilizzo efficace dell'AI nella creazione artistica richiede un insieme specifico di competenze. È necessaria una solida base di conoscenze artistiche tradizionali, che includa la comprensione di composizione, colore, forma e stile. Altrettanto importante è una buona comprensione del funzionamento delle AI, accompagnata da competenze specifiche di prompt engineering per la formulazione efficace delle istruzioni e la gestione dei parametri.

Le competenze curatoriali assumono un ruolo cruciale nella selezione, organizzazione e contestualizzazione degli output in un'opera coerente. Infine, le competenze concettuali permettono di sviluppare idee artistiche che sfruttino in modo innovativo le potenzialità offerte dall'AI. La sfida per gli autori contemporanei risiede nella capacità di padroneggiare questo nuovo mezzo mantenendo la propria voce artistica distintiva e un approccio critico al processo creativo.

Questo insieme di competenze porta all'emergere di nuove figure professionali; molti artisti che lavorano con le AI si presentano ora con titoli ibridi come "AI artist", "AI developer", o combinazioni di questi concetti. Queste denominazioni riflettono la natura interdisciplinare del loro lavoro e la fusione di ruoli precedentemente distinti.

Possiamo quindi dire che l'autore umano non è semplicemente un utilizzatore di nuove tecnologie, come potrebbe essere un artigiano evoluto, ma un pioniere che esplora nuove forme di espressione artistica. Attraverso la collaborazione con le AI, questi autori stanno ridefinendo i confini della creatività, sfidando le concezioni tradizionali di originalità, autorialità e processo creativo.

Da un lato, l'autore deve mantenere una visione creativa chiara e guidare il processo verso risultati coerenti con questa visione. Dall'altro, deve rimanere aperto alle possibilità inaspettate offerte dall'AI, riconoscendo il potenziale creativo in output apparentemente casuali o non correlati.

2.3. Brainstorming con le AI: esplorare nuove frontiere creative

Il brainstorming con le AI rappresenta una nuova frontiera nel processo creativo, offrendo possibilità uniche di esplorazione e generazione di idee. A differenza del brainstorming tradizionale, che si basa esclusivamente sull'interazione umana, questa forma ibrida di ideazione sfrutta le capacità delle AI di generare, combinare e trasformare concetti in modi spesso sorprendenti e non intuitivi per la mente umana.

Una delle applicazioni più potenti del brainstorming con AI è lo sviluppo di idee iniziali vaghe o non completamente formate. In questo contesto, l'AI può fungere da catalizzatore per l'espansione e la concretizzazione di concetti astratti.

Per esempio, un artista potrebbe avere un'idea vaga di un'opera che esplora il concetto di "solitudine nell'era digitale". Utilizzando prompt aperti e iterativi con un'AI generativa di immagini, l'artista può esplorare diverse rappresentazioni visive di questo concetto. L'AI potrebbe generare immagini di persone circondate da dispositivi tecnologici ma con espressioni distanti, o paesaggi urbani densamente popolati ma con figure isolate e disconnesse.

La chiave in questa fase è la formulazione di prompt che siano abbastanza aperti da permettere all'AI di esplorare liberamente, ma sufficientemente focalizzati da mantenere una direzione coerente. Un approccio efficace consiste nel partire da un prompt base e generare una serie limitata di variazioni, annotando gli elementi più interessanti di ciascun risultato. Questi elementi possono poi essere ricombinati in nuovi prompt più specifici, creando un processo iterativo che progressivamente affina e sviluppa l'idea iniziale. Questo metodo permette di esplorare le possibilità creative in modo strutturato, evitando la dispersione in troppe direzioni simultanee.

Un altro approccio al brainstorming con AI è quello di dare "carta bianca" alla macchina, permettendole di generare idee e concetti senza vincoli specifici. Questo metodo può portare a risposte sorprendenti e inaspettate, aprendo nuove direzioni creative che l'artista potrebbe non aver considerato inizialmente.

In questo scenario, l'artista potrebbe fornire all'AI un prompt molto generico o persino casuale, come "blu martedì danza". L'output potrebbe contenere una serie di immagini surreali che combinano elementi di colore, emozione e movimento in modi inaspettati. Il ruolo dell'artista qui sarebbe quello di un esploratore e interprete, cogliendo spunti interessanti dalle proposte dell'AI e sviluppandoli ulteriormente.

La sfida in questo approccio è mantenere un equilibrio tra apertura all'inaspettato e la capacità di riconoscere e sviluppare idee potenzialmente valide. Non tutte le proposte dell'AI saranno utili o rilevanti, ma la capacità di sapere cogliere idee inaspettate dell'autore umano può giocare un ruolo cruciale nel processo creativo.

L'integrazione efficace del brainstorming con AI nel più ampio processo creativo richiede una strategia consapevole. È importante bilanciare l'output dell'AI con la visione artistica umana, usando la tecnologia come uno strumento di ispirazione e esplorazione, piuttosto che come un sostituto del pensiero creativo umano.

Una strategia efficace si sviluppa attraverso diverse fasi interconnesse. Il processo si basa sull'alternanza tra sessioni di brainstorming tradizionale e sessioni assistite dall'AI, creando un dialogo continuo tra l'intuizione umana e i suggerimenti della macchina.

La documentazione strutturata rappresenta un elemento fondamentale di questa strategia. È essenziale sviluppare un sistema organizzato per registrare e classificare le idee generate durante le sessioni con l'AI, in modo da facilitarne il recupero e lo sviluppo nelle fasi successive del processo creativo.

Ogni sessione di brainstorming deve essere seguita da un momento dedicato all'analisi critica degli output dell'AI. Questa fase permette di identificare temi ricorrenti, valutare le idee più promettenti e delineare possibili direzioni per esplorazioni future.

Le idee generate durante questo processo non rappresentano un punto di arrivo, ma costituiscono la base per ulteriori sviluppi. Possono essere utilizzate come punto di partenza per nuove iterazioni, sia attraverso l'interazione con l'AI sia mediante metodi tradizionali di elaborazione creativa.

Il brainstorming con AI solleva anche importanti questioni etiche e pratiche. Una delle principali preoccupazioni riguarda la proprietà intellettuale delle idee generate durante queste sessioni. Mentre l'input iniziale proviene dalla persona, il ruolo dell'AI nella generazione di idee specifiche può rendere sfumata la linea di demarcazione dell'autorialità.

Inoltre, c'è la questione di come mantenere l'autenticità artistica in un processo di ideazione assistito dall'AI. Gli artisti devono essere consapevoli del rischio di diventare eccessivamente dipendenti dalle suggestioni dell'AI, potenzialmente a scapito della propria voce creativa unica.

Occorre vedere il brainstorming con AI come una fase di "pre-creazione", dove le idee generate sono considerate materia prima da rielaborare e trasformare attraverso il filtro della sensibilità e dell'intenzione artistica umana.

Il brainstorming con AI sta ridefinendo il processo creativo, offrendo agli artisti nuovi strumenti per espandere i confini della loro immaginazione. Questa pratica rappresenta un ponte tra la creatività umana tradizionale e le possibilità offerte dall'intelligenza artificiale.

Guardando al futuro, possiamo aspettarci un'evoluzione continua di queste tecniche, con AI sempre più sofisticate capaci di partecipare in modi ancora più profondi e sfumati al processo di ideazione e creazione. Tuttavia, il valore ultimo di queste tecnologie rimarrà nella loro capacità di amplificare e – in un certo senso – ispirare la creatività umana, piuttosto che sostituirla, fungendo da catalizzatori della creatività.

2.4. L'autore ibrido: una nuova figura creativa

Arriviamo dunque a riflettere più specificamente su quello che io chiamo "autore ibrido". Questa figura incarna la sinergia tra le capacità tecnologiche delle AI e la visione artistica umana, creando un ponte tra il mondo dell'arte tradizionale e le frontiere dell'innovazione tecnologica.

L'autore ibrido è un nuovo paradigma nella collaborazione tra essere umano e macchina nel campo della creatività. Questo modello collaborativo apre la strada all'espansione dei confini della creatività umana, offrendo nuovi orizzonti creativi. Tale evoluzione solleva però interrogativi importanti sulla natura della creazione, dell'autorialità e del processo creativo stesso.

La questione dell'etica e dell'autenticità emerge come prima sfida significativa. È necessario trovare un equilibrio tra l'utilizzo delle AI e l'autenticità del processo creativo, affrontando le complesse implicazioni etiche legate all'impiego di sistemi AI addestrati su opere di altri creativi.

I diritti d'autore e la proprietà intellettuale rappresentano un secondo ambito cruciale di riflessione. L'evoluzione dei concetti di copyright e proprietà intellettuale nel contesto della creazione ibrida persona-AI richiede un ripensamento dei paradigmi tradizionali.

Il tema dell'educazione e della formazione si pone come terza area di interesse. La preparazione della prossima generazione di autori ibridi solleva interrogativi sulle competenze essenziali da sviluppare e sulle metodologie formative più efficaci.

La valutazione critica costituisce un quarto elemento di riflessione. I criteri di valutazione dovranno evolvere per integrare e considerare adeguatamente il ruolo delle AI nel processo creativo.

Infine, la preservazione e documentazione delle opere che incorporano elementi generati da AI presenta sfide specifiche, soprattutto considerando la rapida evoluzione delle tecnologie coinvolte.

L'autore ibrido unisce la visione creativa umana con la potenzialità tecnologiche delle AI, implica anche la necessità di rimanere aperti alle possibilità offerte da questa sinergia assieme ad un approccio critico e riflessivo sul ruolo del creativo e sul significato dell'opera nell'era dell'intelligenza artificiale.

2.5. Serve una conoscenza tecnica delle AI?

È importante considerare che siamo di fronte a tecnologie emergenti, ancora in una fase di sviluppo straordinario, non solo in termini di numero di applicazioni, ma anche di continue innovazioni tecniche. Di conseguenza, ritengo sia necessario approfondire la comprensione dei meccanismi di funzionamento non solo delle varie AI, ma anche dell'ecosistema che le circonda. Per illustrare questo punto, consideriamo le discussioni sull'addestramento delle AI. Senza una conoscenza approfondita di come sono stati formati i dataset, si rischia di giungere a conclusioni errate, che possono portare a decisioni inappropriate.

Un meccanico – Generata con Midjourney

Questa considerazione vale per tutti gli attori coinvolti. Personalmente, trovo frustrante sentire affermazioni non fondate sul presunto "furto" di immagini per l'addestramento delle AI, spesso provenienti da professionisti di altri settori o da sedicenti esperti che ne parlano come se tutte le AI generative di immagini fossero state addestrate con immagini prese senza autorizzazione. Personaggi che pur presentandosi come esperti del settore mostrano una conoscenza superficiale della materia: non sono in grado di distinguere tra dataset open e proprietari, ignorano le differenze tra le licenze che regolano l'utilizzo delle immagini per l'addestramento, e spesso non conoscono nemmeno i nomi dei principali dataset utilizzati nel settore, né tanto meno le loro caratteristiche tecniche o le modalità con cui sono stati assemblati.

Tornando al tema principale, se si giungesse a riconoscere le AI come co-autrici, sorgerebbero naturalmente nuove domande, ad esempio in caso di vendita dell'opera, una parte del ricavato dovrebbe spettare a chi ha "costruito" l'AI?

Dal mio punto di vista di fotografo, ritengo di no. Il parallelismo che mi viene in mente è quello di Photoshop, noto software di fotoritocco sviluppato da Adobe. Adobe non reclama alcun diritto su opere realizzate con Photoshop e poi vendute dagli autori; correttamente direi, visto che lo scopo di Adobe è sviluppare un software per creativi non partecipare alla creazione di immagini. Portando il ragionamento sulle AI chi le ha sviluppate non si prefiggeva la generazione di determinate opere ma il completamento di una "macchina".

Guardando al piano dei contratti che regolamentano l'utilizzo di questi strumenti (cioè i cosiddetti Termini di servizio o TOS), si nota generalmente che le immagini generate sono di proprietà dell'utente, o quanto meno vengono attribuiti all'utente i diritti di utilizzazione (è comunque sempre consigliabile verificare i casi specifici). Anche Stable Diffusion segue questa linea, affermando che le immagini generate appartengono all'utente. Una differenza tra i servizi proprietari e Stable Diffusion risiede nel fatto che i primi solitamente si riservano un diritto di utilizzo dei materiali generati/caricati senza richieste economiche, mentre Stable Diffusion rinuncia esplicitamente a qualsiasi pretesa.

La verifica dei Termini di Servizio (TOS) è una fase essenziale nell'utilizzo dei sistemi di AI generativa. Questa analisi risulta particolarmente importante per comprendere i limiti e le possibilità di utilizzo delle immagini generate. I diversi servizi di AI, infatti, prevedono condizioni d'uso differenziate: alcuni consentono un utilizzo commerciale completo, altri pongono restrizioni specifiche. La comprensione di questi termini è fondamentale per garantire un utilizzo appropriato e legalmente conforme dei contenuti generati attraverso ciascuna piattaforma.

L'uso delle AI nei processi creativi solleva importanti questioni giuridiche, in particolare nell'ambito del copyright e della proprietà intellettuale delle opere create con il loro supporto.

Sebbene molti ordinamenti giuridici non abbiano ancora sviluppato un quadro normativo specifico per questa nuova realtà, la giurisprudenza sta già delineando orientamenti significativi. Diverse sentenze e documenti ufficiali hanno infatti iniziato a riconoscere la possibilità di tutelare attraverso il copyright le opere generate con l'ausilio delle AI, stabilendo precedenti importanti per la regolamentazione di questo settore in rapida trasformazione.

Ad esempio, il Copyright Office statunitense, nelle sue linee guida dedicate appositamente a questo nuovo fenomeno, riconosce la possibilità di vantare dei diritti esclusivi per la parte umana del lavoro in presenza di un sufficiente livello di autorialità umana. Nel paragrafo III si afferma:

In altri casi, tuttavia, un'opera contenente materiale generato dall'IA conterrà anche una paternità umana sufficiente a sostenere una rivendicazione di copyright. [Copyright Office, Copyright Registration Guidance: Works Containing Material Generated by Artificial Intelligence, 16 marzo 2023]

Inoltre, esistono sentenze in altre parti del mondo che seguono un approccio simile. In questi casi, il copyright è stato concesso quando la persona che ha utilizzato l'AI ha potuto dimostrare un impegno creativo sufficiente nel processo di creazione dell'opera.

Torneremo su questi aspetti nella seconda parte.