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Parte seconda. Chi è autore oggi?

Nella prima parte di questo libro abbiamo esplorato il concetto di autore ibrido, analizzando come la creatività contemporanea nasca dall'interazione sinergica tra l'intelligenza umana e quella artificiale. Abbiamo visto come il ruolo dell'autore non venga diminuito dall'uso dell'AI, ma si evolva in una nuova forma di espressione creativa, dove le scelte dell'artista – dalla concezione iniziale dell'opera alla selezione finale – rimangono centrali nel processo creativo.

Questa evoluzione del ruolo autoriale solleva inevitabilmente questioni sul piano giuridico. Come si traduce questo nuovo paradigma creativo nel mondo del diritto? Come stanno reagendo i sistemi giuridici di fronte a opere che nascono dalla collaborazione tra mente umana e intelligenza artificiale?

I tribunali e le autorità di diversi paesi si sono già trovati ad affrontare queste domande, producendo una serie di decisioni che stanno delineando i contorni di questa nuova realtà. Anche se con un certo ritardo, ma come è nella natura delle cose, i legislatori stanno iniziando a proporre norme specifiche per regolamentare questo fenomeno emergente.

Nei prossimi capitoli analizzeremo alcune sentenze, norme e proposte normative particolarmente significative, selezionate per offrire una prospettiva sia geografica che temporale. I casi spaziano dagli Stati Uniti alla Cina, passando per l'Europa, e si estendono temporalmente dalla storica sentenza Sarony del 1884 fino al recentissimo DDL italiano in fase di approvazione. La scelta di questi casi non è casuale: singolarmente ognuno di essi racconta un aspetto specifico della questione, ma, visti nel loro insieme, rivelano un filo conduttore sorprendentemente coerente nell'approccio all'autorialità. Dai primi dibattiti sulla fotografia nel XIX secolo fino alle attuali controversie sulle immagini generate dall'AI, emergerà come diverse giurisdizioni, in epoche e culture diverse, abbiano sviluppato approcci simili nel riconoscere e tutelare le nuove forme di creatività, mantenendo sempre al centro il ruolo dell'autore umano.

Le decisioni dei tribunali e le nuove norme stanno già plasmando concretamente il futuro della creatività digitale, influenzando le possibilità a disposizione di artisti, creativi e professionisti che utilizzano l'AI nel loro lavoro.


Capitolo 4. Cosa dicono sentenze e norme

Come abbiamo già diffusamente spiegato, la diffusione delle intelligenze artificiali generative solleva una questione cruciale: chi dobbiamo considerare autore di un'opera creata con l'ausilio dell'AI? Questo interrogativo ha implicazioni significative sia economiche che creative nel campo della creatività, e della proprietà intellettuale.

Le AI generative, capaci di produrre contenuti di alta qualità, rendono meno netta la distinzione tra creatore umano e strumento tecnologico. Ci si chiede se un'opera generata da un'AI possa essere protetta dal copyright e, in tal caso, chi ne detenga i diritti. Si tratta anche di capire se questo strumento, concepito quando la creatività era esclusivamente umana, è ancora valido o è superato da quello che la tecnologia ci sta proponendo.

Per analizzare la questione, dopo un primo sguardo alle linee guida del Copyright Office statunitense, il primo a doversi confrontare con l'arrivo delle AI, esamineremo sia casi storici che attuali. Il caso Napoléon Sarony vs Burrow-Giles del 1884, che stabilì la sussistenza del copyright sulle fotografie, offre un precedente su come il diritto si sia adattato a nuove forme di espressione creativa.

Nel contesto attuale, diversi casi giudiziali stanno contribuendo a definire il dibattito sull'autorialità nell'era dell'AI. Sono casi che hanno portato a identificare i criteri emergenti per determinare l'autorialità in questo nuovo contesto tecnologico, come il "contributo creativo umano sostanziale" e il "controllo creativo sul risultato finale".

Il primo a muoversi per cercare di mettere delle regole a questi aspetti è stato il Copyright Office statunitense, del resto è negli USA che sono arrivate da subito le prime richieste di copyright per opere generate con le AI, arrivando anche a casi divenuti famosi nel frattempo. Le linee guida entrate in vigore il 16 marzo del 2023 rappresentano un tentativo di orientare la prassi degli autori, adattando il concetto tradizionale di copyright alle nuove sfide poste dall'intelligenza artificiale. [Copyright Office, Copyright Registration Guidance: Works Containing Material Generated by Artificial Intelligence, 16 marzo 2023]

Secondo questo importante documento, i criteri per valutare la possibilità di copyright su opere create con l'ausilio di AI sono:

  • Contributo creativo umano sostanziale oltre il "de minimis": l'opera deve mostrare un significativo apporto creativo da parte dell'utente umano, il contributo umano deve superare una soglia minima di rilevanza creativa.
  • Controllo creativo sul risultato finale: l'utente deve aver esercitato un controllo determinante sull'output dell'AI.
  • Selezione e arrangiamento del materiale generato dall'AI: la scelta e l'organizzazione dei contenuti prodotti dall'AI devono riflettere una creatività umana.
  • Modifica sostanziale del materiale generato dall'AI: le modifiche apportate dall'utente al risultato dell'AI devono essere significative.
  • Uso dell'AI come strumento assistivo: l'AI deve essere utilizzata come uno strumento al servizio della creatività umana, non come creatore autonomo.
  • Formazione degli "elementi tradizionali di autorialità": l'opera deve presentare caratteristiche tipiche dell'autorialità umana.

Queste linee guida riflettono un approccio equilibrato, che riconosce il potenziale creativo dell'AI pur mantenendo l'enfasi sul contributo umano. Il Copyright Office valuta ogni richiesta individualmente, considerando in che misura l'opera soddisfi questi criteri. L'aspetto più rilevante di queste linee guida è il focus sul ruolo attivo dell'utente umano nel processo creativo. Non è sufficiente che l'opera sia semplicemente generata da un utente umano con un'AI; deve esserci un contributo umano sostanziale e dimostrabile.

Tale approccio solleva alcune questioni. Ad esempio, come si quantifica il "contributo sostanziale" e come si verifica la sussistenza di un "controllo creativo"? La definizione di questi termini potrebbe variare significativamente a seconda del contesto e della tecnologia AI utilizzata.

Inoltre, l'enfasi sulla modifica e selezione del materiale generato dall'AI suggerisce che il processo creativo non si limita alla generazione iniziale, ma include anche la fase di post-produzione e selezione.

4.2 Casi di studio significativi

L'evoluzione del concetto di autore nell'era digitale, e in particolare nell'epoca delle AI generative, rivela una sorprendente coerenza attraverso diverse giurisdizioni e tecnologie. Analizzando alcune sentenze chiave, emerge un filo conduttore che, pur adattandosi a contesti culturali, giuridici e tecnologici diversi, affronta questioni fondamentali sull'autorialità in modo uniforme. Questi casi giurisprudenziali offrono preziosi spunti di riflessione sulle sfide attuali legate all'autorialità delle opere generate con l'ausilio di tecnologie avanzate, incluse le AI.

In questa sezione, esamineremo cinque casi rappresentativi.

Napoléon Sarony vs Burrow-Giles (1884): questa sentenza storica, pur non riguardando direttamente le AI, ha stabilito principi fondamentali sul riconoscimento dell'autorialità in opere create con l'ausilio di tecnologie (in questo caso, la fotografia). Ovviamente è qui per i parallelismi che offre con le attuali discussioni sulle AI generative.

Thaler vs Copyright Office (2023): un caso recente, la richiesta, forse sarebbe meglio chiamarla la provocazione, del ricercatore ed inventore Stephen Thaler che ha chiesto venisse riconosciuto il copyright per un'opera generata autonomamente da una AI appositamente costruita da lui.

Li vs Liu (2023): un caso recente dalla Cina che affronta direttamente la questione dell'autorialità di immagini generate con AI. Questa sentenza fornisce insights preziosi su come i tribunali stanno iniziando a interpretare e applicare le leggi sul copyright nel contesto delle AI generative.

Zarya of the Dawn (2022): questo caso, che coinvolge il Copyright Office statunitense, esplora i limiti dell'autorialità in un'opera composta da testo e immagini generate da AI. Nonostante il rifiuto di concedere il copyright sulle immagini risulta pienamente in linea con altre sentenze.

Biancheri vs RAI (2023): una sentenza italiana che affronta la questione dell'autorialità in opere create con algoritmi. Questo caso mostra come i principi stabiliti per tecnologie avanzate possano essere applicati in modo coerente alle AI generative.

Attraverso l'analisi di questi casi, cercheremo di tracciare un quadro completo delle sfide e delle interpretazioni legali attuali riguardanti l'autorialità nell'era delle AI generative, evidenziando come, nonostante le differenze geografiche e temporali, emerga un approccio sorprendentemente coerente nel valutare il contributo creativo umano.

Nei casi più recenti ho cercato di mostrare anche i passi tecnici e temporali seguiti dai giudici, il che ha portato ad avere più tabelle anche di lunghezze importanti per ogni caso. Per facilitare la lettura ho preferito separare queste tabelle dal racconto delle vicende. Le tabelle sono state spostate nella sezione delle Appendici in fondo al volume.

4.2.1. Napoléon Sarony vs Burrow-Giles (1884)

Il caso Napoléon Sarony vs Burrow-Giles, pur risalendo al 1884, offre interessanti paralleli con le attuali discussioni sull'autorialità delle opere generate con l'ausilio di AI. [Burrow-Giles Lithographic Co. v. Sarony, Wikipedia] Questa sentenza storica ha gettato le basi per il riconoscimento della fotografia come forma d'arte meritevole di protezione dal diritto d'autore, affrontando questioni che oggi risuonano nel dibattito sulle AI generative.

Napoléon Sarony, un famoso fotografo ritrattista dell'epoca, citò in giudizio la Burrow-Giles Lithographic Company per aver riprodotto senza autorizzazione un suo ritratto di Oscar Wilde del 1882. All'epoca le fotografie non erano protette dal copyright, in quanto si riteneva che questa tecnica permettesse solo una mera riproduzione meccanica della realtà, priva di creatività umana, lasciando al fotografo il banale compito dello scatto.

La Corte Suprema degli Stati Uniti, tuttavia, dopo attento esame si espresse a favore di Sarony, stabilendo che le fotografie potessero essere considerate opere d'arte protette dal diritto d'autore.

Napoleon Sarony – Ritratto n. 18 di Oscar Wilde

La motivazione chiave della sentenza recita:

mettendo in posa il suddetto Oscar Wilde davanti alla macchina fotografica, scegliendo e sistemando il costume, i drappeggi e gli altri vari accessori della fotografia, sistemando il soggetto in modo da presentare contorni aggraziati, sistemando e disponendo la luce e l'ombra, suggerendo ed evocando l'espressione desiderata, e da tale disposizione, sistemazione o rappresentazione, fatta interamente dalla parte attrice [cioè Sarony N.d.R.], ha prodotto la fotografia oggetto della causa.

Questa descrizione dettagliata delle azioni creative di Sarony evidenzia come il processo fotografico non fosse da considerarsi già allora una mera riproduzione meccanica, ma un'attività che richiedeva scelte artistiche e creative.

Il parallelismo con le AI generative è credo evidente. Oggi, come allora, ci troviamo di fronte a una tecnologia che sembra poter agire in modo automatico. E, come allora, la questione centrale riguarda il ruolo creativo dell'essere umano nel processo. Le scelte dell'utente di un'AI generativa possono essere viste come analoghe alle scelte creative di Sarony nella composizione della sua fotografia.

Questa sentenza storica ci ricorda che l'introduzione di nuove tecnologie nel processo creativo non diminuisce necessariamente il ruolo dell'autore umano. Piuttosto, sposta il focus della creatività su nuovi aspetti del processo. Nel caso delle AI generative, come per la fotografia nel XIX secolo, la sfida (sia sul piano legale sia su quello concettuale) sta nel riconoscere e valorizzare queste nuove forme di input creativo.

La sentenza del caso Sarony offre diversi spunti di riflessione sorprendentemente attuali per comprendere il rapporto tra creatività e intelligenza artificiale. In primo luogo, ci aiuta a guardare oltre la tecnologia nel processo creativo. Proprio come Sarony dimostrò che la fotografia non si riduceva al semplice click di un pulsante, oggi gli artisti che lavorano con l'AI sottolineano come il loro processo creativo sia ben più complesso del digitare un prompt e premere invio.

Un secondo aspetto cruciale riguarda il valore delle scelte creative. La Corte, nel caso Sarony, riconobbe l'importanza fondamentale delle decisioni artistiche nella composizione, nell'illuminazione e nella posa del soggetto fotografico. Analogamente, oggi possiamo considerare come le scelte di un autore nell'utilizzo dell'AI – dalla selezione dei modelli più appropriati alla complessa raffinazione dei prompt – possano essere determinanti nel definire l'autorialità di un'opera.

La vicenda Sarony ci insegna anche qualcosa sulla capacità del diritto di adattarsi all'innovazione. Il sistema giuridico dimostrò allora di potersi evolvere per comprendere e regolare le nuove tecnologie. Oggi ci troviamo di fronte a una sfida simile con l'intelligenza artificiale, e questa lezione storica può guidarci nell'affrontare le nuove questioni legali che emergono.

Infine, quel caso storico contribuì in modo significativo a ridefinire il concetto stesso di originalità nelle opere d'arte. È interessante notare come, nell'era dell'AI, ci troviamo nuovamente a dover ripensare cosa significhi creare qualcosa di originale, in un contesto tecnologico completamente nuovo ma con interrogativi sorprendentemente simili.

Il risultato pratico di questa causa è stato che per la prima volta un fotografo ha potuto aggiungere questa scritta sotto una sua foto. [Ne parla anche Simone Aliprandi nel suo canale YouTube: https://youtu.be/fbxNIB6Y5PQ]

Didascalia apposta alla foto di Oscar Wilde dopo la sentenza

Il caso Thaler vs Copyright Office, deciso dalla Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia nell'agosto 2023, rappresenta una pietra miliare nella giurisprudenza relativa alle opere generate con l'ausilio di AI. [United States District Court, District of Columbia, Thaler v. Perlmutter, 2023] Questa sentenza affronta direttamente la questione dell'autorialità e della protezione del copyright per le immagini create utilizzando sistemi di AI generativa senza intervento umano. Il caso riguarda l'inventore Stephen Thaler, che ha tentato di registrare un'opera d'arte visiva intitolata A Recent Entrance to Paradise presso il Copyright Office degli Stati Uniti. Thaler ha affermato che l'opera era stata creata autonomamente da un sistema di intelligenza artificiale chiamato Creativity Machine (di cui è proprietario e che lui stesso ha progettato), senza alcun intervento umano nel processo creativo.

La recente sentenza del tribunale ha stabilito un precedente fondamentale nel dibattito sull'intelligenza artificiale e il diritto d'autore. Al centro della controversia, troviamo la decisione del Copyright Office di negare la registrazione di un'opera, basandosi su un principio fondamentale: l'assenza di un contributo creativo umano diretto. Questa decisione non è stata presa alla leggera, ma rappresenta il risultato di un'attenta analisi giuridica.

La corte, confermando la posizione del Copyright Office, ha ribadito un concetto chiave nel diritto statunitense: la protezione del copyright è riservata esclusivamente alle opere di creazione umana. Per giungere a questa conclusione, i giudici hanno condotto un'analisi approfondita, esaminando non solo il testo della legge sul copyright, ma anche la sua storia legislativa e i precedenti giurisprudenziali. Questo approccio metodico ha permesso di evidenziare come l'autorialità umana non sia un semplice dettaglio tecnico, ma un requisito fondamentale del sistema di protezione del diritto d'autore.

Un aspetto particolarmente interessante della sentenza riguarda la distinzione tra strumenti creativi e creatori. La corte ha riconosciuto che le intelligenze artificiali possono certamente essere utilizzate come strumenti nel processo creativo – proprio come pennelli, macchine fotografiche o software di editing – ma ha chiarito che non possono essere considerate "autori" nel senso legale del termine. Questa distinzione è cruciale per comprendere il ruolo dell'AI nel processo creativo contemporaneo.

Guardando al futuro, la sentenza dimostra una chiara consapevolezza delle sfide che l'uso crescente dell'intelligenza artificiale porterà nel campo artistico e creativo. Tuttavia, pur riconoscendo questa evoluzione tecnologica, la corte mantiene una posizione ferma: l'autorialità umana rimane, almeno per ora, un elemento imprescindibile per la protezione del copyright. Questa decisione non chiude le porte all'innovazione, ma stabilisce dei paletti chiari per lo sviluppo futuro del rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale.

Questa sentenza offre importanti spunti per i creatori che utilizzano AI generative. Innanzitutto sottolinea l'importanza dell'intervento umano nel processo creativo per ottenere la protezione del copyright. Inoltre chiarisce che, attualmente, le opere generate interamente da AI senza input umano significativo non sono "copyrightabili" negli Stati Uniti. Infine suggerisce che il coinvolgimento umano nel processo creativo dovrà essere documentato e sostanziale per ottenere la protezione del copyright per opere che coinvolgono l'uso di AI.

Il caso Thaler vs Copyright Office rappresenta un importante precedente nel riconoscimento delle opere generate con AI e offre una guida preziosa per i tribunali di tutto il mondo che si troveranno ad affrontare casi simili e va considerato coerente con le linee guida del Copyright Office, visto che il rifiuto della richiesta avanzata da Thaler si basa sulla mancanza di un insufficiente apporto creativo da parte di un utilizzatore umano della macchina.

Dimostra anche come il sistema legale stia cercando di bilanciare l'innovazione tecnologica con i principi tradizionali del diritto d'autore.

Per un'analisi tecnica dettagliata dei punti esaminati dal tribunale e una cronologia completa delle azioni intraprese da Thaler nel processo creativo e legale, si rimanda alla scheda nell'Appendice A.

4.2.3 Li vs Liu (2023)

Il caso Li vs Liu, deciso dal Tribunale Internet di Pechino nel novembre 2023, affronta direttamente la questione dell'autorialità e della protezione del copyright per le immagini create utilizzando strumenti di AI generativa. [Tribunale Internet di Pechino, Il caso Li v. Liu, traduzione italiana disponibile su dirittocinese.com]

Brevemente, Li ha generato un'immagine utilizzando Stable Diffusion (nello specifico, l'interfaccia Automatic1111) e l'ha condivisa sul social network cinese Little Red Book. Li ha successivamente scoperto che Liu aveva utilizzato l'immagine, rimuovendo il watermark, per accompagnare un testo pubblicato su un altro social network. Li ha quindi citato in giudizio Liu per violazione del diritto d'autore.

La decisione del tribunale è stata chiara: l'utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale non impedisce il riconoscimento del diritto d'autore, a condizione che sia presente un significativo contributo creativo umano. Per giungere a questa conclusione, la corte ha condotto un'analisi approfondita del processo creativo di Li, esaminando nel dettaglio le sue scelte artistiche: dalla selezione del software AI più appropriato, alla scelta dei modelli, fino alla formulazione dei prompt testuali e all'impostazione dei parametri tecnici.

Particolarmente interessante è il modo in cui il tribunale ha inquadrato l'intelligenza artificiale nel contesto creativo: l'ha equiparata ad altri strumenti artistici, come fotocamere o software di editing. Questa prospettiva sottolinea come sia il controllo creativo dell'artista, non lo strumento in sé, a determinare l'autorialità dell'opera. È l'artista che, attraverso le sue scelte e la sua visione, trasforma lo strumento in un mezzo di espressione artistica.

Nel caso specifico, la corte ha anche affrontato una questione pratica di violazione del copyright, stabilendo che Liu, utilizzando senza autorizzazione l'immagine creata da Li e rimuovendo il watermark, ha effettivamente violato i diritti d'autore dell'artista. Questa decisione rafforza la tutela legale delle opere create con l'ausilio dell'AI, equiparandole a quelle realizzate con mezzi più tradizionali.

Un ultimo aspetto significativo della sentenza riguarda la trasparenza nell'uso dell'AI. Pur incoraggiando gli artisti a essere aperti riguardo all'utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale nel loro processo creativo, il tribunale non ha ritenuto necessario imporre un obbligo legale di divulgazione. Questa decisione lascia agli artisti la libertà di decidere come comunicare i propri metodi creativi, pur sottolineando l'importanza della trasparenza nel dialogo con il pubblico.

Questa sentenza offre importanti spunti per i creatori che utilizzano AI generative, in quanto evidenzia l'importanza di documentare il processo creativo, incluse le scelte fatte durante l'uso degli strumenti di AI. Sottolinea inoltre che l'autorialità può essere riconosciuta anche quando si utilizzano strumenti di AI, purché ci sia un contributo creativo significativo da parte dell'utente. E inoltre suggerisce che la protezione del copyright si estende alle opere generate con AI, aprendo nuove possibilità per i creatori in questo campo.

Per un'analisi dettagliata dei punti esaminati dal tribunale e una cronologia completa delle azioni intraprese da Li nel processo creativo, si rimanda alla scheda nell'Appendice B.

4.2.4 Zarya of the Dawn (2022)

Il caso Zarya of the Dawn rappresenta un punto di svolta nella discussione sull'autorialità delle opere generate con l'ausilio di AI negli Stati Uniti. [Richard Lawler, The US Copyright Office says you can't copyright Midjourney AI-generated images, The Verge, 23 febbraio 2023] Questo caso, che ha coinvolto il Copyright Office statunitense nel settembre 2022, ha sollevato questioni cruciali sul riconoscimento del copyright per opere create utilizzando strumenti di AI generativa.

Kris Kashtanova, una figura di spicco nel mondo delle AI creative, presentò al Copyright Office una richiesta di copyright per Zarya of the Dawn, una storia a fumetti creata utilizzando Midjourney. [L'opera è disponibile sul sito web dell'autrice: https://www.kris.art/portfolio-2/project-one-ephncjamy8]

Il caso Kashtanova rappresenta un interessante precedente nel complesso rapporto tra intelligenza artificiale e diritto d'autore. La vicenda ha preso una svolta significativa quando il Copyright Office, dopo aver inizialmente concesso la registrazione dell'opera, ha scoperto che erano stati utilizzati strumenti di AI – un dettaglio non dichiarato nella domanda originale. Questa scoperta ha portato al ritiro della registrazione e all'avvio di un nuovo, approfondito processo di analisi.

Questa vicenda ha messo in luce quanto sia complesso valutare opere create con l'ausilio dell'intelligenza artificiale e quanto sia fondamentale la trasparenza nel processo di registrazione del copyright. Il Copyright Office ha condotto un'analisi minuziosa del processo creativo di Kashtanova, esaminando nel dettaglio il suo ruolo nelle diverse fasi di creazione dell'opera. Questo approccio analitico ha permesso di stabilire una distinzione fondamentale tra i diversi elementi dell'opera.

Particolarmente interessante è come il Copyright Office abbia operato questa distinzione. Il testo è stato riconosciuto come interamente opera di Kashtanova, meritevole quindi di piena protezione. Anche il lavoro di compilazione e arrangiamento, che comprendeva sia il testo che l'impaginazione delle immagini, è stato giudicato degno di tutela copyright. Tuttavia, le singole immagini generate attraverso Midjourney hanno ricevuto un trattamento diverso: non sono state ritenute idonee alla protezione del diritto d'autore in quanto, secondo il Copyright Office, Kashtanova non ha esercitato un sufficiente controllo del processo creativo.

Questa decisione si basa su un'attenta valutazione del ruolo dell'AI nella creazione artistica. Secondo il Copyright Office, è stato Midjourney, e non Kashtanova, a determinare gli elementi espressivi fondamentali delle immagini. Questo ha posto un limite significativo al riconoscimento dell'autorialità umana nell'opera. Anche le modifiche apportate da Kashtanova alle immagini dopo la loro generazione sono state considerate troppo marginali per raggiungere la soglia di creatività necessaria per la protezione del copyright.

Il caso Zarya of the Dawn ha segnato un passaggio importante nella definizione dei rapporti tra intelligenza artificiale e copyright, anche perché si è trattato del primo caso di questo genere con una notevole risonanza sui media. La decisione finale ha creato un precedente significativo che merita un'attenta riflessione.

Questa decisione ha messo in luce diversi aspetti fondamentali per chi opera nel campo creativo utilizzando l'intelligenza artificiale. Innanzitutto l'importanza della trasparenza: dichiarare l'utilizzo di strumenti AI nel proprio processo creativo non è solo una questione etica, ma diventa un elemento cruciale nel processo di registrazione del copyright. La vicenda di Zarya of the Dawn dimostra come la mancata dichiarazione possa portare a complicazioni significative e alla potenziale invalidazione della protezione ottenuta.

Un altro aspetto centrale emerso da questo caso riguarda il modo in cui il Copyright Office valuta il contributo umano nelle opere create con l'ausilio dell'AI. Non basta semplicemente utilizzare uno strumento di intelligenza artificiale: è necessario dimostrare un controllo creativo significativo e un input artistico sostanziale nel processo di creazione. Questo stabilisce un precedente importante sui limiti del copyright per gli elementi generati principalmente dall'AI, sottolineando come la protezione legale sia strettamente legata alla presenza di un contributo creativo umano documentabile e significativo.

Il caso ha anche messo in luce la complessità nella valutazione delle opere ibride, quelle che combinano elementi creati dall'uomo e dall'intelligenza artificiale. Zarya of the Dawn rappresenta un esempio perfetto di questa nuova categoria di opere, dove la linea tra contributo umano e artificiale non è sempre facilmente distinguibile. Questa complessità spinge a una riflessione più ampia sull'evoluzione stessa del concetto di autorialità nell'era delle AI generative, sollevando questioni fondamentali su cosa significhi essere "autore" in un contesto dove la tecnologia gioca un ruolo sempre più significativo nel processo creativo.

Per gli artisti che lavorano con l'AI, questo caso offre preziose indicazioni pratiche. Diventa fondamentale non solo documentare accuratamente il proprio processo creativo, ma anche comprendere i limiti attuali del copyright in relazione alle opere generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale. Questa consapevolezza permette di strutturare il proprio lavoro in modo da massimizzare la protezione legale delle proprie creazioni, mantenendo al contempo un approccio innovativo all'uso delle nuove tecnologie.

Essendo stato forse il primo caso di richiesta di copyright per opere generate anche con l'ausilio di una o più AI generative, è mancata probabilmente da ambo le parti la conoscenza sul come gestire la cosa e forse questo ha portato a decisioni non ottimali.

Successivamente Kris Kashtanova ha sottoposto al Copyright Office una nuova richiesta [Morrison Foerster, Registration Cover Letter] per un ulteriore lavoro, intitolato Rose Enigma. [https://www.kris.art/portfolio-2/rose-enigma] Questa volta sviluppato con Stable Diffusion e un insieme di altri software, nella lettera che accompagna la richiesta vengono elencate tutte le scelte fatte in funzione proprio del controllo dell'immagine finale, in particolare l'uso di ControlNet Depth, un'extension di Stable Diffusion, con uno sketch di riferimento. La scelta di Stable Diffusion perché fra le varie AI generative di immagini è da sempre quella che permette il miglior controllo del processo.

Alla data di chiusura in redazione del presente libro, non risulta che il Copyright Office abbia ancora risposto.

Per un'analisi dettagliata dei punti esaminati dal Copyright Office e una cronologia completa delle azioni intraprese da Kashtanova nel processo creativo, si rimanda alla scheda nell'Appendice C.

4.2.5 Biancheri vs RAI (2023)

Il caso Biancheri vs RAI, conclusosi con l'ordinanza 1107 della Corte di Cassazione il 16 gennaio 2023, rappresenta un importante precedente nel panorama giuridico italiano riguardo all'autorialità di opere create con software avanzati. [Corte di Cassazione, Ordinanza n. 1107/2023]

L'architetto Chiara Biancheri ha citato in giudizio la RAI per aver utilizzato, senza autorizzazione, la sua opera grafica The scent of the night come scenografia per il Festival di Sanremo 2016. L'opera era stata creata utilizzando Apophysis, un software per generare frattali. Sebbene la sentenza non tratti direttamente di intelligenza artificiale, il caso presenta analogie con le questioni sollevate dall'uso degli strumenti di AI per la creazione di opere artistiche per via dell'uso strumenti creativi basati su algoritmi inseriti come parte di un complesso flusso di lavoro creativo.

L'analisi del caso rivela diversi aspetti importanti nella valutazione giuridica. Attraverso tutti e tre i gradi di giudizio – dal Tribunale di Genova alla Corte di Cassazione – l'opera di Biancheri è stata costantemente riconosciuta come meritevole di protezione del diritto d'autore. A questo ha anche contribuito la valorizzazione data dalla RAI nella presentazione della manifestazione.

Le corti hanno confermato il carattere creativo dell'opera, dimostrando che l'utilizzo di un software avanzato non diminuisce il valore artistico della creazione, il fatto che il software generi immagini tramite algoritmi non è stato considerato un ostacolo al riconoscimento dell'autorialità di Biancheri. Quest'ultimo aspetto può anche essere visto come un implicito parallelo con il caso storico Sarony vs Burrow-Giles. Le corti hanno posto particolare enfasi sulla necessità di valutare il grado di elaborazione creativa dell'artista, anche quando vengono utilizzati strumenti tecnologici avanzati.

Questa sentenza ha importanti implicazioni per il futuro della creatività digitale e delle AI generative. Innanzitutto, stabilisce un principio fondamentale: l'uso di software avanzati non esclude automaticamente il riconoscimento della creatività e dell'autorialità umana. Le corti hanno dato particolare peso al processo di elaborazione artistica, un principio che potrebbe essere applicato anche alle opere create con AI generative. Emerge inoltre l'importanza di un'analisi caso per caso del contributo creativo dell'artista, evitando generalizzazioni superficiali.

Il caso apre anche nuove prospettive per il futuro: il riconoscimento dell'autorialità in queste circostanze potrebbe favorire interpretazioni più inclusive per opere create con tecnologie emergenti, incluse le AI. Sebbene Apophysis non sia un'intelligenza artificiale generativa, questo caso fornisce un prezioso precedente su come il sistema legale possa approcciarsi a opere create con software che incorporano elementi di automazione o apprendimento.

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della RAI, confermando le decisioni dei gradi precedenti, condannandola al pagamento delle spese processuali e ha confermato il risarcimento di quaranta mila euro a favore di Biancheri.

Nonostante la Corte abbia dichiarato inammissibile per motivi procedurali il ricorso della RAI riguardo alla questione dell'immagine generata con algoritmo, ha comunque fornito importanti considerazioni:

Non è certamente sufficiente a tal fine l'ammissione della controparte di aver utilizzato un software per generare l'immagine, circostanza questa che, come ammette la stessa ricorrente, è pur sempre compatibile con l'elaborazione di un'opera dell'ingegno con un tasso di creatività che andrebbe solo scrutinato con maggior rigore, se, com'è avvenuto nel caso concreto, la RAI non ha chiesto ai giudici di merito il rigetto della domanda per quella ragione.

La Corte ha inoltre sottolineato:

E infatti si sarebbe reso necessario un accertamento di fatto per verificare se e in qual misura l'utilizzo dello strumento avesse assorbito l'elaborazione creativa dell'artista che se ne era avvalsa.

Queste osservazioni evidenziano la necessità di un'analisi approfondita del processo creativo, anche quando sono coinvolti strumenti tecnologici avanzati.

Nella sentenza viene anche ripresa un'affermazione della Corte d'Appello, la cui decisione è stata confermata dalla Cassazione:

Nella fattispecie, la Corte di appello ha osservato che l'opera è creativa allorché esprime una idea originale, proveniente solo dall'ispirazione del suo autore e ha confermato la valutazione espressa dal giudice di primo grado, sostenendo che l'immagine non era una semplice riproduzione di un fiore, ma ne comportava una vera e propria rielaborazione, perciò meritevole di tutela autorale per il suo carattere creativo.

Questa sentenza si allinea con i casi precedentemente analizzati, suggerendo che un'immagine generata con l'ausilio di tecnologie avanzate può essere considerata creativa e godere della tutela del diritto d'autore, a condizione che ci sia un significativo sforzo creativo da parte dell'utente. In un certo senso, la sentenza suggerisce che l'uso di strumenti tecnologici avanzati non è di per sé sufficiente per negare la creatività di un'opera. Piuttosto, è necessario valutare attentamente l'apporto creativo dell'utente nel processo di creazione dell'opera. Per un'analisi dettagliata dei punti esaminati dalle varie corti e una cronologia del procedimento legale, si rimanda alla scheda nell'Appendice D.

4.3 La proposta italiana: il DDL sull'intelligenza artificiale

Nel maggio 2024, il governo italiano ha presentato un disegno di legge sull'intelligenza artificiale che, tra i vari aspetti trattati, affronta direttamente la questione dell'autorialità delle opere create con l'ausilio dell'AI. [DDL 1146, Disposizioni e delega al Governo in materia di intelligenza artificiale, disponibile su senato.it] L'articolo 24 del DDL propone una modifica significativa alla legge sul diritto d'autore (L. 633/1941), inserendo esplicitamente le opere generate con l'ausilio dell'AI tra quelle protette dal diritto d'autore, a condizione che costituiscano "risultato del lavoro intellettuale dell'autore".

È interessante notare come questa proposta si innesti su una base normativa che già pone la creatività al centro della protezione autoriale. Infatti, l'articolo 1 della legge 633/41 tutela "le opere dell'ingegno di carattere creativo", ponendo la creatività come requisito fondamentale per la protezione. La modifica proposta dal DDL si allinea perfettamente con questo principio, estendendone l'applicazione alle opere create con l'ausilio dell'AI senza snaturarne l'essenza.

Questa proposta rappresenta un ulteriore passo nell'evoluzione del diritto d'autore rispetto alle nuove tecnologie. Come abbiamo visto nel caso Sarony vs Burrow-Giles del 1884, il sistema giuridico ha già dovuto affrontare in passato la sfida di adattarsi a nuovi strumenti creativi. Allora si trattava della fotografia, oggi dell'intelligenza artificiale. In entrambi i casi, il focus non è sullo strumento utilizzato ma sul contributo creativo dell'autore umano.

Il parallelismo con il caso Sarony viene spontaneo. Come la Corte Suprema americana riconobbe che l'uso della macchina fotografica non precludeva la creatività del fotografo, così il DDL riconosce che l'uso dell'AI non preclude la creatività dell'autore. In entrambi i casi, è il lavoro intellettuale della persona – non lo strumento utilizzato – a determinare la proteggibilità dell'opera. Questa proposta si allinea perfettamente con l'orientamento emerso nei casi più recenti discussi nei paragrafi precedenti. Le linee guida del Copyright Office americano, la sentenza cinese Li vs Liu e il caso italiano Biancheri vs RAI hanno tutti evidenziato l'importanza del contributo creativo umano come elemento determinante per il riconoscimento dell'autorialità.

La modifica proposta è significativa perché non si limita a interpretare la legge esistente, ma la aggiorna esplicitamente per includere le nuove realtà creative. L'inserimento di un riferimento diretto all'intelligenza artificiale nella legge sul diritto d'autore rappresenterebbe una forte legittimazione per artisti e creativi che utilizzano questi strumenti, offrendo loro una chiara base legale per la protezione delle loro opere.

La formulazione scelta dal legislatore è particolarmente interessante. La proposta mantiene l'enfasi sul "lavoro intellettuale dell'autore" come criterio fondamentale, coerentemente con i principi emersi nella giurisprudenza internazionale. Questo approccio equilibrato riconosce le nuove possibilità offerte dall'AI senza compromettere il principio fondamentale che lega la protezione del diritto d'autore alla creatività umana.

L'articolo 24 del DDL si allinea anche con la visione dell'autore ibrido discussa nella prima parte di questo libro. Riconosce implicitamente che l'uso dell'AI non diminuisce il ruolo creativo dell'autore umano, ma può essere parte integrante del processo creativo contemporaneo. Questa visione rispecchia la realtà di molti creativi che oggi utilizzano l'AI come strumento per espandere le proprie possibilità espressive.

Se approvata, questa modifica legislativa potrebbe avere un impatto significativo sul panorama creativo italiano. Non solo offrirebbe maggiore certezza giuridica agli autori che utilizzano l'AI, ma potrebbe anche incoraggiare l'innovazione e la sperimentazione con queste nuove tecnologie, sapendo che il loro lavoro creativo sarà adeguatamente protetto dalla legge.

Tuttavia, il DDL presenta alcune criticità che meritano attenzione. In particolare, l'articolo 12 limita l'uso dell'AI nelle professioni intellettuali "esclusivamente per esercitare attività strumentali e di supporto", richiedendo la "prevalenza del lavoro intellettuale". Questa restrizione sembra nascere da una comprensione limitata di come l'AI possa integrarsi nel processo creativo e intellettuale, non solo come strumento accessorio ma come parte integrante del processo stesso. Tale limitazione appare in contraddizione con lo spirito dell'articolo 24, che invece riconosce il valore creativo dell'uso dell'AI.

L'articolo 23, che impone l'obbligo di identificare i contenuti generati con AI attraverso marcature o altri mezzi, pur mirando alla trasparenza, rischia di creare una discriminazione ingiustificata verso le opere create con l'ausilio dell'AI. Inoltre, sembra in contraddizione con l'articolo 24: mentre quest'ultimo riconosce la parità delle opere create con AI (purché frutto di lavoro intellettuale), l'articolo 23 le "marchia" come diverse, potenzialmente influenzando la loro percezione e accettazione.

In conclusione, l'articolo 24 del DDL rappresenta un importante passo avanti nel riconoscimento legale delle nuove forme di creatività, anche se altre parti del testo necessiterebbero di una revisione per allinearsi pienamente a questa visione innovativa. Pur mantenendo saldi i principi fondamentali del diritto d'autore, la proposta si adatta alle nuove realtà tecnologiche, offrendo un quadro normativo chiaro per la protezione delle opere create con l'ausilio dell'AI. Questo approccio, se perfezionato eliminando le incongruenze evidenziate, potrebbe servire da modello per altre giurisdizioni che si trovano ad affrontare sfide simili nell'era dell'intelligenza artificiale.