Paolo Dalprato
Creatività ibrida¶
Autore e opera nell'era delle macchine intelligenti¶
PREFAZIONE DI ATHOS BONCOMPAGNI
CON UN CONTRIBUTO DI SIMONE ALIPRANDI
Pubblicato: febbraio 2025
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ISBN cartaceo: 978-88-5526-958-2
ISBN eBook: 978-88-5526-959-9
Il volume è disponibile in Open Access ed è acquistabile nelle versioni ePub e cartacea a cura di Ledizioni.
Prefazione di Athos Boncompagni¶
È ormai qualche anno che Paolo ci informa regolarmente e con costante dedizione dal suo blog e pagina Facebook su tutte quelle che sono le meraviglie e le incredibili innovazioni che quasi tutti i giorni le AI svelano al mondo. Quindi questo libro, a mio avviso, è una specie di atto dovuto, di summa ragionata di un aspetto importante che riguarda quello che quotidianamente ci sfreccia davanti e solo in piccola parte riusciamo ad afferrare a proposito del variegatissimo, ormai, mondo delle intelligenze artificiali generative nel campo delle immagini e cioè l'aspetto dell'autorialità dell'opera.
Guardandomi attorno nel momento in cui le AI sono sbocciate (parlo di un paio di anni fa o poco più), non ho visto purtroppo giovanissimi festanti salire per primi sul carro dell'innovazione tecnologica. Ed è stato strano perché in tutto il mio vissuto precedente, non solo professionale, i primi entusiasti di una nuova tecnologia rivoluzionaria sono sempre stati i giovanissimi, diciamo quelli che non avevano fatto ancora a tempo ad assorbire un'esperienza e non avevano voglia di stare decenni di fila a costruirsela, magari, quelli che avevano fretta, quelli che erano più ignoranti ma allo stesso tempo più interessati a nuovi modi di realizzare cose che in passato si potevano ottenere solo attraverso impegno e sacrificio, a volte inauditi.
Una lezione che ci viene dalla storia è appunto questa: il pensiero che possa esistere un modo alternativo per arrivare agli stessi risultati ha sempre stregato le menti più aperte, attive e creative, ergo: giovani. E alla fine questo non li ha portati mai a lavorare di meno ma di più o in egual misura, solo ottenendo risultati incommensurabili rispetto al passato, sia in quantità che in qualità.
Purtroppo, quando le AI hanno cominciato a mostrare le loro capacità, abbiamo assistito invece al brutto spettacolo di tanti giovani che non solo non le hanno considerate per quello che valgono ma che nemmeno volevano conoscerle. Chiusi in un mondo fatto di assoluti dove l'arte risiede nel gesto manuale più che nell'intelletto e nell'idea creativa, abbiamo assistito ad una diffamazione continua sia delle AI che di chi le usa.
A seguito di questo spettacolo (per me inedito), sia io che tanti altri abbiamo deciso di combattere la battaglia dell'informazione e della difesa della creatività contro tutte le forze oscurantiste che vorrebbero vedere le AI scomparire in quanto ladre di contenuti, di lavoro, di idee e altre baggianate incontrollate.
Per questo motivo, il lavoro di persone come Paolo Dalprato si è rivelato prezioso e unico proprio per il suo incessante debunking di tutte le ignoranze quotidiane che vengono elargite da sedicenti "artisti" che parlano in nome dell'arte tutta e che si prodigano senza posa per fermare le AI in ogni campo possibile. Il più pericoloso di tutti: quello legale e normativo. Disciplina in cui le AI potrebbero essere seriamente rallentate e negate a moltissimi creativi in favore di una minoranza che al progresso preferisce il luddismo.
Alle origini di questa ondata di "medioevo mentale" c'è sicuramente la messa in crisi che la presenza stessa delle AI ha causato verso la figura autoriale. Non a caso Paolo ha deciso di concentrare il suo lavoro in questa direzione. Le AI stanno dimostrando di poter sostituire egregiamente molto "mestiere" e molte fasi intermedie nella realizzazione di un'opera. Questo, come dicevo, non ha ottenuto gli applausi di chi fino ad oggi è stato costretto a spendere tempo della sua vita nei vari processi di costruzione dell'opera stessa ma si è sentito mettere in discussione il suo ruolo.
Da qui il bisogno di ridefinire, in modo coerente con le possibilità offerte dalla tecnologia, il ruolo dell'autore. Di colui cioè che non deve tanto farsi carico della realizzazione dell'opera ma della sua creazione. Laddove per creazione si intende la sua ideazione, il suo concepimento, la sua definizione e il suo significato e dove per realizzazione si intende invece la sua messa in forma. La sua costruzione fisica o digitale.
E per ottenere tutto questo occorre anche avere ben chiaro cosa significano tutti questi passaggi e perché è estremamente importante non confondere mai la propria volontà autoriale con il lavoro casuale. Non confondere cioè: dove sta il valore di un'opera e dove sta la creatività nel suo percorso.
Se diverremo, oggi più di prima, e grazie proprio alle AI, dei progettisti preparati non potremo mai evitare di cercare negli step necessari che vanno dall'ideazione alla realizzazione di un'opera una risoluzione possibile alle problematiche che ci verranno poste in qualsiasi scenario lavorativo.
Se invece agiremo casualmente correremo il rischio di non produrre mai alcun lavoro adatto a soddisfare alcuna richiesta nel mondo reale. E le AI (o qualsiasi altro strumento) non potranno svolgere questo ruolo al posto nostro.
Oggi la domanda su cosa significa aver realizzato e come abbiamo (concettualmente più che materialmente) realizzato, diventa obbligatoria proprio per chiunque è creativo o ha a che fare con la creatività, proprio grazie alla comparsa delle AI nella scena della creatività.
Questo libro espone i fatti in modo asciutto e preciso e propone una sua analisi per sommi capi che aiuta non poco questo compito di ridefinizione e chiarimento mentale.
Il fine è che l'autore avvicinandosi agli strumenti del creare lo faccia con una consapevolezza maggiore del passato, con la consapevolezza dell'importanza e insostituibilità del suo ruolo e del suo lavoro.
È un passo obbligato se vorremo spiegare ai nostri studenti, di oggi e soprattutto di domani, quanto sia importante la cultura del progetto in ogni azione creativa e quanto sia importante per i creativi del futuro perché possano essere sempre pienamente consapevoli degli enormi poteri che gli vengono dati oggi.
Una lettura quindi questa che ritengo quasi obbligatoria per cominciare a riflettere seriamente sulla propria figura autoriale e imparare a riconoscere la creatività e la presenza dell'autore nei risultati che ci vengono mostrati, indipendentemente dai mezzi con cui queste opere sono state create.
Imparare a differenziare le due cose e a capire cosa siamo e qual è il nostro ruolo è il primo passo per consentirci di essere degli autori migliori e preparati e con questa consapevolezza usare anche i prossimi, nuovi, impensabili strumenti che la tecnologia un giorno permetterà di avere, sia a noi che a chi verrà dopo di noi.
Prefazione di Simone Aliprandi¶
Dalla techne greca all'intelligenza artificiale generativa: l'affascinante evoluzione del concetto di creatività
Ho incontrato per la prima volta Paolo Dalprato durante un interessantissimo evento organizzato dal Politecnico delle Arti e del Design di Firenze e da ISIA Firenze, dove sono docente dal 2018, intitolato Delle Arti e nuove intelligenze. Il 23 marzo 2023, sul palco dello storico Teatro Niccolini, ho assistito a un confronto stimolante tra teorici e professionisti del mondo della creatività che condividevano con passione la loro esperienza con le nuove tecnologie basate sull'intelligenza artificiale generativa, raccontando come si stava profondamente modificando il loro ruolo di autori e artisti in questo nuovo scenario tecnologico.
In quel periodo stavo iniziando la stesura del mio libro L'autore artificiale. Creatività e proprietà intellettuale nell'era dell'AI (che sarebbe stato pubblicato nel giugno successivo per Ledizioni in questa stessa collana) e vedere Paolo esporre sul palco casi emblematici di "sintografie" realizzate da fotografi "prestati" al mondo della creatività digitale mi ha aperto nuovi orizzonti, offrendomi spunti preziosi e concreti per i miei scritti e le mie lezioni universitarie. Da questo incontro fortunato è nata quasi spontaneamente la proposta a Paolo di realizzare le immagini di copertina del mio libro. Immagini che ancora oggi utilizzo come caso di studio emblematico per rispondere alla critica, ormai diventata un classico: "ma con l'intelligenza artificiale sono bravi tutti a fare immagini!".
È in effetti una critica abbastanza insensata: se fosse davvero così semplice, invece di rivolgermi a un professionista della creatività come Paolo, avrei potuto semplicemente sperimentare autonomamente con i prompt e ricavarne qualcosa di mio. Sono assolutamente certo che il risultato sarebbe stato completamente diverso e sicuramente non all'altezza.
Ad ogni modo, al di là dell'aver conosciuto Paolo, quella giornata fiorentina è stata per me davvero illuminante su molteplici fronti: tutti i relatori hanno saputo individuare con precisione i nodi cruciali del tema "creatività artificiale" e le varie sessioni erano state strutturate magistralmente per generare quel dialogo costruttivo e quel fermento di idee necessari ad affrontare temi così complessi e innovativi. Non è un caso che molte delle riflessioni che ho poi sviluppato nel libro, in particolare nel primo capitolo, abbiano iniziato a prendere forma proprio assistendo al vivace dibattito del 23 marzo. Era evidente che il paradigma stava mutando radicalmente e gli esperti del mondo della creatività stavano dimostrando al pubblico presente in sala quanto l'atto creativo fosse ormai profondamente e inevitabilmente interconnesso con la tecnologia in molteplici ambiti della produzione artistica e culturale.
I greci antichi utilizzavano la parola techne per esprimere il concetto di "arte", associandola sapientemente ai concetti di "perizia", "saper fare", "competenza creativa". Molti secoli dopo, tra Settecento e Ottocento, la dottrina giuridica anglo-americana in materia di copyright ha elaborato una teoria fondamentale secondo cui un'opera può definirsi autenticamente creativa quando nella sua realizzazione emergono tre elementi fondamentali: skill, labour, judgement, cioè competenza, impegno (o fatica), scelta. Ritroviamo qui, sorprendentemente attuale, l'eco della "competenza creativa" degli antichi greci: la capacità di scegliere lo scalpello più adatto per forgiare il marmo, l'arte di miscelare sapientemente i colori a olio per stenderli in modo efficace sulla tela, la perizia nell'orchestrare armoniosamente le parti strumentali per comporre una sinfonia coinvolgente.
È nel ventesimo secolo, o forse già negli ultimi decenni del diciannovesimo, che in campo creativo il concetto ancestrale di techne si intreccia sempre più intimamente con quello moderno di "tecnologia". Emergono forme innovative di creatività che non possono prescindere dal supporto tecnologico: dalla fotografia, con i suoi processi meccanici rivoluzionari (si pensi al fondamentale caso giudiziario della foto di Oscar Wilde di Napoleon Sarony, ampiamente citato in questo libro), alla grafica digitale e alla musica elettronica, fino ad arrivare ai nostri tempi, tempi in cui la stragrande maggioranza della creatività si esprime necessariamente attraverso software e algoritmi.
Oggi, ad eccezione delle arti più tradizionali come la scultura, la pittura e l'arte coreutica, tutte le forme creative transitano, in tutto o in parte, attraverso procedimenti digitali: la scrittura in ogni sua declinazione, la composizione musicale contemporanea, la fotografia, la cinematografia, la grafica pubblicitaria ed editoriale, il design industriale, la progettazione di interfacce e servizi, l'architettura, lo sviluppo di software. Queste attività si svolgono prevalentemente attraverso computer o altri dispositivi digitali sempre più evoluti (tablet, fotocamere professionali, smartphone di ultima generazione), utilizzando software specifici e altamente specializzati.
Negli ultimi due/tre anni, però, abbiamo compiuto un ulteriore passo significativo, entrando decisamente in una nuova era tecnologica e creativa. I sistemi di intelligenza artificiale generativa non rappresentano più semplici strumenti passivi nelle mani degli autori, ma assumono un ruolo sempre più complementare e sorprendentemente propositivo. Partendo dall'input umano, questi sistemi sono in grado di elaborare soluzioni innovative e del tutto inattese, aprendo scenari creativi precedentemente inimmaginabili.
Il processo creativo rimane comunque avviato e controllato dall'essere umano, ma una parte significativa di skill e labour viene assunta dall'intelligenza artificiale. All'essere umano rimane indubbiamente il judgement: le scelte creative fondamentali sull'input da fornire e sulla selezione accurata dell'output da pubblicare e diffondere come opera compiuta. L'essere umano determina con precisione la direzione del processo generativo e valuta con sensibilità artistica quando il risultato ottenuto corrisponde pienamente alle sue esigenze creative, decidendo il momento opportuno della sua "cristallizzazione" in un'opera fruibile dal pubblico. La competenza si trasforma e si adatta al nuovo paradigma: non sono più richieste esclusivamente le abilità tradizionali specifiche di ogni forma artistica, ma emerge prepotentemente l'importanza del fine tuning del sistema di AI. La scelta consapevole (judgement) diventa il cardine imprescindibile della nuova creatività, permettendo agli autori di affermare con orgoglio "ho creato questo con l'intelligenza artificiale" invece di limitarsi a dire passivamente "questo è stato generato dall'intelligenza artificiale".
Certo, tutto ciò ha senso e rimane valido solo se davvero l'utente umano si pone con un atteggiamento creativo; e di certo non avviene in tutti quei casi in cui pigramente lasciamo fare alla macchina, ci accontentiamo del primo risultato che ci viene offerto, magari utilizzando dei prompt preconfezionati.
Non si può negare comunque che, in questo scenario complesso e in rapida evoluzione, il ruolo dell'autore subisca una trasformazione radicale e profonda, tanto che numerosi studiosi del diritto d'autore si trovano in seria difficoltà nel definire nuovi paradigmi interpretativi adeguati. Il diritto d'autore classico, nato nel diciottesimo secolo nell'era della letteratura, della pittura e della musica sinfonica, fondato sul presupposto imprescindibile che l'autore sia necessariamente un essere umano, mostra oggi evidenti limiti concettuali e applicativi. Come può un istituto giuridico marcatamente "antropocentrico" adattarsi a un mondo in cui la creatività è profondamente intrecciata con la tecnologia e in cui si parla sempre più insistentemente di un autore "ibridato con la macchina"?
Il mondo giuridico necessiterà inevitabilmente dei suoi tempi fisiologici per elaborare risposte adeguate a queste sfide, e sarà mio impegno tenere costantemente aggiornato il pubblico interessato su questi sviluppi. Nel frattempo, appare fondamentale sviluppare una riflessione approfondita e sistematica sul ruolo dell'autore e sulla sua rapida evoluzione in questa nuova rivoluzione tecnologica, che già dai suoi primi esordi ci mostra la straordinaria velocità dei cambiamenti in atto e di quelli futuri. Possiamo già iniziare a parlare concretamente di un "autore ibrido" o di un "meta autore", come alcuni pensatori visionari hanno iniziato a suggerire?
È proprio in questo solco ideale che si inseriscono le acute riflessioni di Paolo Dalprato, presentate con chiarezza in queste pagine e nei numerosi video di incontri e seminari che ha tenuto individualmente e che abbiamo avuto il piacere di condividere negli ultimi mesi. Considero queste riflessioni una naturale e preziosa prosecuzione o, meglio ancora, un interessante contrappunto dialogico delle considerazioni che ho personalmente sviluppato nel primo capitolo di L'autore artificiale (Ledizioni, 2023), nel terzo capitolo di Il design nell'era della creatività artificiale (Ledizioni, 2024) e nei vari articoli e interviste pubblicati negli ultimi due anni. In questo caso, però, abbiamo la prospettiva privilegiata di un professionista della creatività, in particolare della creatività grafica e fotografica: un punto di vista necessariamente diverso dal mio e, proprio per questa sua diversità, fonte di arricchimento culturale e stimolo prezioso per ulteriori ricerche per tutti coloro che condividono un approccio aperto e curioso verso questi fenomeni.
Simone Aliprandi, oltre a essere il fondatore e coordinatore della presente collana di libri, è un avvocato e docente universitario che svolge costantemente attività di consulenza, formazione e divulgazione attivo nel campo del diritto della proprietà intellettuale e del diritto delle tecnologie digitali. Sito web: www.aliprandi.org.
