Introduzione¶
L'arrivo, o meglio l'esplosione, del fenomeno delle intelligenze artificiali generative di immagini (quelle di cui mi occupo in questo testo e che d'ora in poi per comodità indicherò con AI) ha portato con sé una vera e propria rivoluzione nel mondo creativo. Questa innovazione tecnologica solleva diverse domande, alcune delle quali completamente nuove nel panorama artistico e tecnologico. Qui provo a dare una risposta a due di queste: la prima chi è l'autore di un'opera generata con l'aiuto di una AI, la seconda cosa è un'opera.
Nella prima parte di questo testo, propongo una riflessione personale su cosa significhi essere autore nell'era delle intelligenze artificiali generative di immagini. Parto dalla mia esperienza di autore, maturata ben prima dell'arrivo di queste tecnologie, e cerco di integrare ciò che ho compreso sui meccanismi di questi nuovi strumenti. L'obiettivo è offrire un'analisi il più generale possibile, non legata a nessuna AI specifica, ma che possa fornire una panoramica completa delle sfide e delle opportunità che queste tecnologie presentano per il concetto di autorialità.
Un elemento comune a tutte le AI generative, che è importante sottolineare, è che nessuna genera immagini senza un input umano. Questo conferma la necessità della presenza della persona nel processo creativo, un aspetto fondamentale quando si discute di autorialità in questo nuovo contesto tecnologico. La relazione tra l'input umano e l'output dell'AI diventa quindi un punto centrale della nostra analisi.
Nella seconda parte del testo provo a raccontare cosa dicono oggi sentenze e testi normativi, senza nessuna presunzione di voler fare il lavoro di legislatori, avvocati e giudici, provo a raccontare alcuni casi giudiziali raccolti letteralmente in ogni parte del mondo per capire se si può trovare un filo comune. Spoiler: sembra che questo filo comune esista.
Questa discussione si concentra inevitabilmente sui concetti di copyright e diritto d'autore, nozioni ben consolidate che tuttavia credo debbano essere reinterpretate alla luce delle nuove tecnologie. E questo porta a nuove sfide con implicazioni future per artisti, creativi e professionisti del settore.
Chi sia l'autore è LA domanda fondamentale in questo dibattito. Essa nasce dal fatto che, per la prima volta nella storia, siamo di fronte a uno strumento creativo che non esegue fedelmente la richiesta dell'artista umano. Questo rappresenta un cambiamento paradigmatico nel processo creativo, cambiamento che merita un'attenta considerazione, anche per capire come l'arrivo di queste macchine stia cambiando il processo creativo.
Una frase di John Culkin, collaboratore di Marshall McLuhan descrive così bene quello che sta succedendo che potrebbe anche essere il sottotitolo di questo libro.
Noi plasmiamo i nostri strumenti e successivamente sono i nostri strumenti a plasmare noi [Cfr. John Culkin, A schoolman's guide to Marshall McLuhan in Saturday Review, 18 marzo 1967]
Tradizionalmente, gli strumenti usati nel mondo delle immagini trasformavano in modo fedele i nostri input. I pennelli per i pittori traducevano il movimento della mano in segni sulla tela. Allo stesso modo, software come Photoshop (nella sua versione pre-AI) trasformavano le nostre azioni sulle varie componenti dell'interfaccia in segni grafici sullo schermo. In tutti questi casi, il risultato era prevedibile una volta appreso lo strumento utilizzato. Allo stesso modo un pittore esperto sa esattamente che tipo di tratto produrrà un determinato pennello su una specifica tela.
Ora, per la prima volta, abbiamo uno strumento che risponde ai nostri input, ma di cui non siamo certi di poter prevedere esattamente la risposta.
Questo introduce un nuovo livello di complessità nella definizione dell'autorialità, in quanto il risultato finale non è più esclusivamente determinato dalle azioni dell'artista. L'AI diventa una sorta di collaboratore nel processo creativo, introducendo un elemento di imprevedibilità e, potenzialmente, di creatività propria.
Il grado di incertezza nella risposta dell'AI è variabile, a seconda dello strumento specifico che stiamo usando e, soprattutto, di come lo stiamo usando.
Una delle cause è il livello di indeterminazione insito nell'uso del prompt, cioè la richiesta – in genere scritta – che la persona fa alla macchina descrivendo cosa vuole ottenere. Per illustrare meglio questo concetto, consideriamo un esempio concreto: a fronte di una richiesta generica, come "un'auto", come risposta posso avere l'immagine di una Ferrari o di una Panda. L'AI ha una vasta gamma di possibilità da cui attingere, e il risultato potrebbe essere qualsiasi tipo di veicolo che rientra nella categoria "auto".
Se inizio a specificare meglio il mio prompt, ad esempio chiedendo "un'auto sportiva rossa in pista", comincio ad avere risultati più definiti. Tuttavia, avrò sempre una parte dell'immagine non descritta dal prompt. L'AI interverrà sugli elementi non specificati dall'utente come i dettagli dell'auto, l'aspetto della pista, le condizioni meteorologiche, o persino aggiungere elementi di sfondo non specificati.
Ma un certo grado di indeterminatezza ci sarà anche per quello consideriamo il nostro soggetto, è di fatto impossibile descriverlo completamente usando le parole e così anche tornando all'esempio dell'auto l'AI interverrà, a modo suo, a completare i dettagli del mezzo non definiti dalle nostre parole.
C'è un ultimo elemento che concorre all'incertezza nella risposta della macchina, dovuto al metodo matematico utilizzato per generare effettivamente le immagini, si tratta dell'uso del "caos".
Insomma si può dire che l'imprevedibilità nella resa delle immagini è una caratteristica costitutiva del sistema, come attributo intrinseco del sistema.
Questa variabilità potrà essere più o meno elevata a seconda del prompt. Qui mi limito al prompt testuale, ma è importante notare che un prompt può essere composto da parte testuale, da parametri e da immagini di riferimento. Questo insieme può essere chiamato "prompt esteso", e comprende appunto una varietà di tipologie di input diversi.
È in questa variabilità e interpretazione che l'AI mostra la sua capacità di essere potenzialmente creativa. Non si limita a generare fedelmente ciò che le viene chiesto, ma interpreta, elabora e talvolta "inventa", mostrando una forma di creatività computazionale che sfida le nostre concezioni tradizionali di creazione artistica e che sta alla persona che interagisce il saperla cogliere e indirizzare.
Questa caratteristica delle AI generative le rende uniche nella storia della creatività, aprendo nuove possibilità ma anche nuove sfide nella definizione di cosa significhi essere un autore nel XXI secolo.
Tale aspetto rende il lavorare con una AI generativa qualcosa di veramente nuovo nella storia della creatività. L'artista non è più l'unico artefice diretto dell'opera, ma diventa una sorta di direttore che guida l'AI attraverso prompt e selezioni, in un processo creativo collaborativo uomo-macchina.
Si presenta dunque una nuova dinamica che solleva interrogativi fondamentali sulla natura dell'autorialità e della creatività stessa.
Chi è veramente l'autore in questo processo? Quanto conta l'input umano rispetto all'elaborazione dell'AI? Come si valuta il contributo creativo in un'opera generata con un'intelligenza artificiale? Come deve gestire questi output l'utilizzatore dell'AI? Queste domande non sono solo teoriche, ma hanno implicazioni pratiche significative nel campo del diritto d'autore, della proprietà intellettuale e nella determinazione del valore creativo delle opere.
Sono questi gli argomenti che discuterò nei prossimi capitoli, cercando di comprendere meglio il nuovo paradigma creativo emergente e le sue implicazioni per il mondo dell'arte, del diritto d'autore e della creatività in generale. Per farlo presenterò casi di studio ed esaminerò gli attuali orientamenti del mondo giuridico, allo stesso tempo cercherò di delineare possibili scenari futuri per l'autorialità nell'era dell'intelligenza artificiale, discutendo anche il concetto di opera, che forse richiede anch'esso di essere rivisto.
Questo viaggio attraverso il nuovo panorama della creatività assistita dall'AI ci porterà a riconsiderare non solo cosa significa essere un autore, ma anche cosa significa essere creativi in un'epoca in cui la linea tra l'azione dell'umano e quella della macchina diventa sempre più sfumata. Preparatevi a esplorare un territorio affascinante e in rapida evoluzione, dove l'arte, la tecnologia e l'identità umana si intrecciano in modi mai visti prima.
Nel corso del libro, farò riferimento sia al concetto di "copyright" che a quello di "diritto d'autore". Questi termini, benché usati spesso come sinonimi in realtà hanno applicazioni leggermente diverse nei vari sistemi giuridici. Per semplicità e fluidità del testo, a volte utilizzerò solo il termine "copyright" per riferirmi ad entrambi i concetti, tenendo presente che l'applicabilità specifica dipende dal contesto giuridico del paese specifico. Questa scelta è puramente pratica e non intende ignorare le differenze tra i due termini.
Ringraziamenti¶
L'idea di scrivere un libro nasce spesso dalla convinzione di avere qualcosa di significativo da condividere su un argomento; tuttavia, è solo attraverso l'interesse degli altri che questa convinzione trova conferma. Nel caso di questo libro, ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno apprezzato sia il tema che il modo in cui l'ho affrontato.
Desidero ringraziare:
- Nicola Cavalli della casa editrice Ledizioni, per aver creduto in questo progetto e averlo accolto nel suo catalogo.
- Simone Aliprandi, responsabile della collana, per i preziosi consigli e per aver contribuito attivamente con alcune sue riflessioni.
- Athos Boncompagni, per la sua appassionata prefazione.
Il supporto di questi professionisti non solo ha confermato l'attualità del tema trattato, ma ha anche contribuito in modo significativo alla realizzazione del libro.
Una nota sul metodo¶
Una nota finale importante: per creare questo testo ho integrato l'intelligenza artificiale nel mio processo di revisione. Il mio approccio metodologico si è sviluppato in modo organico e strutturato. Ho sempre iniziato con una prima stesura personale, una scelta consapevole per assicurarmi che i contenuti fossero autenticamente miei. Successivamente, ho creato un assistente personale utilizzando Claude, specificamente configurato per la revisione dei testi, che mi ha affiancato nelle fasi successive del lavoro. La revisione è avvenuta capitolo per capitolo, in stretta collaborazione con questo assistente digitale, mantenendo sempre il controllo creativo del processo.
L'utilizzo di questo approccio ha portato diversi benefici al processo di scrittura. Innanzitutto un risparmio di tempo considerevole, permettendomi di concentrarmi su altri aspetti cruciali del lavoro. Parallelamente, la qualità complessiva del testo ha visto un miglioramento significativo, grazie alla capacità dell'assistente di identificare e suggerire correzioni per errori sottili che potrebbero sfuggire a una revisione tradizionale. Forse l'aspetto più interessante è stato l'aumento del controllo creativo e decisionale: l'assistente ha fornito suggerimenti e alternative, ma la decisione finale su ogni modifica è rimasta saldamente nelle mie mani, permettendomi di affinare il testo secondo il mio stile di scrittura e in generale secondo la mia visione autoriale.
Mi sento di poter dire che questo metodo ha trasformato il mio processo di scrittura, rendendolo più efficiente senza compromettere il mio essere autore.