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Altre fonti di configurazione

I capitoli precedenti hanno descritto i livelli che l'utente configura direttamente, dalle istruzioni generali agli stili di scrittura. Sono le fonti che agiscono per scelta esplicita, ed è su queste che il manuale si è concentrato. Esistono però altri elementi che concorrono al comportamento di Claude in una conversazione, e che non rientrano in nessuno dei quattro livelli. Alcuni sono attivati indirettamente dall'utente, come le skill e i server MCP. Altri sono fuori dal suo controllo, come i blocchi di testo che Anthropic inserisce nel prompt di sistema in determinate condizioni. Altri ancora vengono ricavati automaticamente dall'attività precedente, come la memoria e le chat passate.

Conoscere queste fonti aiuta a interpretare i casi in cui Claude si comporta in modi che la sola lettura della propria configurazione non spiega. Quando il tono di una chat lunga cambia improvvisamente, quando un comportamento atteso in un progetto non si verifica perché un'informazione viene da una conversazione di mesi prima, quando l'attivazione di una skill modifica il modo in cui Claude affronta una richiesta, la causa può stare in una di queste fonti.

Il capitolo le presenta una per una, dalle più trasparenti alle meno documentate, e chiude con un'indicazione di metodo su come riconoscerle e tenerne conto.

Le skill come fonte di configurazione

Le skill sono pacchetti di istruzioni e risorse che Claude carica selettivamente quando riconosce di averne bisogno per un compito specifico. Una skill di assistenza alla scrittura contiene ad esempio le regole stilistiche e le convenzioni redazionali da applicare quando si produce un testo per una destinazione editoriale precisa. Una skill di creazione di presentazioni contiene le indicazioni su come strutturare le slide, applicare un template, esportare il file. Sono moduli pensati per coprire un dominio o un tipo di lavoro, e si aggiungono al contesto della conversazione solo quando la richiesta lo richiede.

A differenza dei livelli configurabili, che entrano sempre nel prompt di sistema all'avvio della chat, le skill funzionano in modo diverso. Ciò che entra sempre nel prompt è il loro nome e la loro descrizione, in modo che Claude sappia che la skill esiste e cosa fa. Il contenuto effettivo, cioè le istruzioni vere e proprie, viene caricato solo quando Claude valuta la skill pertinente alla richiesta in corso. È un meccanismo a due tempi, che permette di tenere a disposizione molte skill senza saturare il contesto con il testo di tutte.

Le skill richiedono che sia attiva l'esecuzione del codice e la creazione di file (Code execution and file creation nelle impostazioni di Claude). Senza quella funzione attivata, le skill di Anthropic non possono produrre i loro output, e l'intera sezione delle skill nelle impostazioni resta inaccessibile. È il prerequisito di base per qualsiasi uso delle skill.

Vanno distinte tre tipologie, a seconda di dove vivono le skill.

  • Le skill di Anthropic. Sono pre-installate per tutti gli utenti e coprono compiti comuni e ricorrenti, ad esempio la creazione di documenti Word, presentazioni PowerPoint, fogli Excel e PDF. Claude le invoca automaticamente quando la richiesta lo richiede, senza bisogno di richiamarle esplicitamente.

  • Le skill personali. Si possono creare proprie skill seguendo le convenzioni descritte da Anthropic, comprimerle in un file ZIP e caricarle in Customize > Skills dall'interfaccia di claude.ai. Una volta caricata, la skill è disponibile in tutte le conversazioni dell'account, sia su web sia in Claude Desktop, finché resta attiva. La skill personale è il modo per estendere stabilmente il comportamento di Claude su un dominio specifico, ad esempio le convenzioni redazionali di una testata, lo stile di una collana editoriale, le regole di un'attività ricorrente.

  • Le skill locali. Sono skill personali che vivono nel filesystem del proprio computer, in una posizione specifica del profilo di Claude Desktop o di Claude Code. Funzionano solo dentro questi ambienti e solo sul computer in cui sono installate. Non risiedono sui server di Anthropic, e non sono visibili dagli altri device collegati all'account. Sono adatte ai casi in cui la skill contiene riferimenti a file locali, percorsi del filesystem, strumenti installati sul computer. Oppure quando si vuole abilitare il loro uso su un singolo computer.

La distinzione fra le tre tipologie ricalca, sul piano dell'estensione di Claude, la stessa logica già vista al capitolo 4 per le istruzioni di progetto. Una skill di Anthropic è portabile per costruzione, perché è disponibile ovunque, come lo è una skill personale portabile dentro l'account, perché Anthropic la rende accessibile sia su web sia in Desktop. Una skill locale non è portabile, perché vive in un singolo ambiente. Le considerazioni viste nella sezione La stessa istruzione, ambienti diversi del capitolo 4 valgono qui con la stessa logica.

L'effetto delle skill sul prompt di sistema effettivo si compone con quanto già detto al capitolo 2. Quando una skill viene caricata, il suo contenuto si aggiunge al contesto della conversazione come istruzioni aggiuntive, che convivono con le istruzioni generali, di progetto, di Cowork e con lo stile attivo. Le regole di prevalenza continuano a valere. Una skill che impone un certo formato per le presentazioni è specifica per quel tipo di output, e prevale rispetto a una regola generale sul formato delle risposte. Una skill che parla di un dominio diverso da quello del progetto non confligge, si combina semplicemente.

La gestione delle skill avviene nella sezione *Customize > Skills* dell'interfaccia di Claude. Da lì si vedono tutte le skill disponibili sull'account, si attiva o si disattiva ciascuna con uno switch, e si può aprire la scheda di una skill per leggere descrizione e contenuto. Vale la pena farlo almeno una volta per ciascuna skill che si usa, comprese quelle di Anthropic, per capire cosa fa effettivamente. Una skill spenta non viene caricata da Claude in nessun caso, anche quando la richiesta sarebbe pertinente. Una skill accesa è disponibile, ma non viene necessariamente usata, perché Claude valuta caso per caso se è pertinente alla richiesta in corso. È disponibilità, non attivazione forzata. La descrizione che si scrive nella metadata della skill è il punto che Claude usa per la verifica della pertinenza, una descrizione corretta permette al sistema di gestire correttamente il caricamento corretto per una certa necessità.

I server MCP e le loro descrizioni

I server MCP, dall'acronimo Model Context Protocol, sono un meccanismo di estensione di Claude che permette di mettere a disposizione strumenti esterni, dalla lettura di un calendario alla gestione di file su un servizio remoto, dall'interrogazione di un database al controllo di applicazioni dedicate. Un server MCP espone uno o più tool, ciascuno con un nome e una descrizione, e Claude può invocarli durante la conversazione quando la richiesta dell'utente li rende pertinenti. Sono uno strumento operativo, non una sorgente di istruzioni esplicite, ma concorrono al comportamento di Claude e meritano una nota dedicata.

Il punto di intersezione con la configurazione è la descrizione dei tool. Quando si attiva un server MCP, le descrizioni dei tool che espone entrano nel prompt di sistema della conversazione. Servono a Claude per capire cosa fa ogni tool e quando vale la pena invocarlo. Sono testi scritti dagli autori del server, non dall'utente, e l'utente non può modificarli direttamente se il server non è locale. Hanno però effetti sul comportamento di Claude paragonabili a quelli di un'istruzione, perché orientano la scelta degli strumenti e contribuiscono al modo in cui Claude affronta certi tipi di richiesta.

Quanto descritto ha un paio di conseguenze, per quanto riguarda il discorso sviluppato nel manuale. Attivare molti server MCP riempie il prompt di sistema di descrizioni, che competono fra loro per l'attenzione di Claude. Quando i tool disponibili sono molti, e in particolare quando le loro descrizioni si somigliano, può capitare che Claude scelga un tool quando ne avrebbe servito un altro, o ne invochi uno quando non era richiesto. Tenere attivi solo i server effettivamente utili al proprio lavoro è una pratica di igiene, simile a quella già vista per le skill. Inoltre la qualità di un server MCP dipende anche dalla cura delle sue descrizioni. Un server con tool ben descritti viene usato in modo più appropriato di un server con descrizioni vaghe o ambigue. Quando si sviluppa un proprio server MCP, dedicare attenzione alle descrizioni dei tool è altrettanto importante che progettarne la logica.

Come per le skill, la disponibilità dei server MCP non coincide con il loro uso. Un server attivo è disponibile, ma Claude lo invoca solo se la richiesta lo rende pertinente. Un server spento non viene proposto, anche se la sua descrizione coprirebbe la richiesta. La gestione si fa dalle impostazioni di Claude Desktop, dove i server MCP locali vengono dichiarati, e dall'interfaccia web per i server di tipo remoto.

Le iniezioni di sistema

Esiste una seconda categoria di fonti che concorrono al comportamento di Claude, e che si distingue dalle skill e dai server MCP perché non sono attivate dall'utente, neppure indirettamente. Si tratta di blocchi di testo brevi, chiamati reminder, che Anthropic aggiunge al prompt di sistema in autonomia, quando determinate condizioni si verificano nella conversazione. Non sono pensate per estendere le capacità di Claude su un dominio specifico, ma per richiamare regole di comportamento che il modello deve tenere presenti in situazioni che Anthropic ritiene meritino una nota in più.

Vengono inseriti dinamicamente nel prompt quando viene identificata una condizione, oppure al raggiungimento di una soglia interna come una certa lunghezza di conversazione. L'utente non li vede, ed è progettuale che resti così, perché sono indicazioni rivolte a Claude e non al lettore.

Anthropic dichiara esplicitamente l'esistenza del meccanismo e i nomi dei reminder utilizzati. Al momento della scrittura di questo manuale sono sei: image_reminder, cyber_warning, system_warning, ethics_reminder, ip_reminder, long_conversation_reminder.

Non sono documentati esplicitamente i criteri di attivazione di ciascuno, né il contenuto testuale. Quello che si può dire è che, nel loro insieme, possono modificare il modo in cui Claude affronta una conversazione in corso. Quando una risposta sembra discostarsi dal comportamento abituale senza una causa identificabile nella propria configurazione, l'attivazione di un reminder è una delle ipotesi da considerare. Riconoscerlo evita di attribuire alla propria configurazione un comportamento che dipende da una fonte esterna su cui non si ha controllo.

Memoria e chat passate

Le due fonti che restano da considerare sono diverse dalle precedenti per natura. Non sono pacchetti di istruzioni come le skill, e non sono testi che Anthropic inserisce nel prompt come le iniezioni di sistema. Sono informazioni che Claude ricava dall'attività precedente dell'utente, e che entrano a comporre il contesto delle conversazioni successive. Influiscono sulla configurazione in modo indiretto, perché non sono regole formali. Incidono sul comportamento, perché ciò che Claude sa dell'utente e dei suoi lavori precedenti orienta il modo in cui legge le richieste in corso.

  • Memoria. Quando attiva, è un meccanismo che genera in modo automatico sintesi delle chat passate dell'utente, e le conserva in un'area dedicata dell'account. Le memorie raccolgono fatti rilevanti come preferenze ricorrenti, contesti di lavoro, persone e progetti citati. Vengono inserite nel prompt di sistema delle conversazioni successive in forma sintetica. Esistono memorie di account, comuni a tutte le chat fuori dai progetti, e memorie di progetto, separate per ciascun progetto in cui sono attivate. Si vedono dalle impostazioni di Claude e si possono modificare, integrare, cancellare. L'effetto delle memorie sul comportamento è quello di una regola informale che opera in background. Se in passato si è detto a Claude di preferire risposte brevi, e la memoria ha registrato questa preferenza, Claude continuerà a dare risposte brevi nelle conversazioni successive senza che si debba ripetere la richiesta. Vale lo stesso per le abitudini di lavoro, gli interlocutori abituali, le scelte stilistiche. È simile a quanto visto al capitolo 4 per la deriva contestuale. La differenza è che qui la fonte non è una conversazione in corso, ma una storia accumulata di conversazioni precedenti.

  • Ricerca su chat passate. Quando attiva, permette a Claude di cercare nelle chat precedenti dell'utente quando una richiesta lo suggerisce. La differenza con la memoria è che questa fonte non è preinserita nel prompt di sistema. Viene attivata su richiesta, come uno strumento di ricerca che Claude può usare quando il contesto lo richiede. Tipicamente succede quando l'utente fa riferimento a una conversazione precedente, con formulazioni del tipo «come ti dicevo l'altro giorno…» o «riprendiamo quella discussione su…». Claude cerca la chat pertinente, ne estrae i contenuti utili, e li usa come contesto per la risposta corrente. Anche per la ricerca su chat passate l'effetto sulla configurazione effettiva è indiretto ma significativo. Una decisione presa mesi prima e archiviata in una chat ora chiusa può tornare a influenzare il lavoro corrente. È un'opportunità, perché permette di riprendere il filo senza dover rispiegare tutto. È anche una possibile sorpresa, perché un'indicazione vecchia di cui ci si è dimenticati può rientrare nel contesto e influenzare la risposta in modi non immediatamente prevedibili.

Sia la memoria sia la ricerca su chat passate sono attivabili o disattivabili in Impostazioni -> Funzionalità. La scelta dipende dal tipo di lavoro. Per attività continuative, dove l'accumulo di contesto fra una sessione e l'altra è un beneficio, conviene tenerle attive. Per lavori puntuali, dove la chat è autoconclusiva, può convenire tenerle spente, in modo che ogni conversazione parta dalla sola configurazione esplicita. La distinzione fra attivazione e disattivazione non è binaria. La gestione delle singole memorie permette di mantenere il meccanismo attivo intervenendo selettivamente su cosa Claude deve ricordare e cosa no.

Come riconoscere e gestire queste fonti

Le quattro famiglie di fonti descritte fin qui hanno gradi diversi di trasparenza e di controllo da parte dell'utente. La differenza è importante, perché determina cosa si può fare e cosa si può solo riconoscere.

Le skill e i server MCP sono i casi più trasparenti. Le skill sono visibili in Customize > Skills, si possono leggere, attivare e disattivare singolarmente. I server MCP si gestiscono dalle impostazioni di Claude Desktop o dell'interfaccia web a seconda del tipo, e per ciascuno l'utente può scegliere se tenerlo attivo o no. Chi ne sviluppa di propri ha pieno controllo sul contenuto e sulla descrizione. La gestione consiste nel mantenere elenchi coerenti con i lavori che si fanno, disattivando ciò che non serve e tenendo acceso solo ciò che è pertinente. Una skill o un MCP che restano accesi senza essere usati non danneggiano, ma una descrizione vaga o ambigua può portare a invocazioni inattese, oppure a mancate invocazioni dove sarebbero servite.

Le iniezioni di sistema sono il caso meno trasparente. Non sono visibili dall'utente, non sono configurabili, non sono disattivabili. Il loro funzionamento è quello che Anthropic decide al momento, e può variare nel tempo. Quello che si può fare è imparare a riconoscerne gli effetti. Un cambio improvviso di tono in una chat lunga, una cautela inattesa su un tema di copyright, una richiesta che riceve una risposta più asciutta del solito sono i segnali tipici. Riconoscerli evita di attribuire alla propria configurazione un comportamento che dipende da un'iniezione esterna. Per il long_conversation_reminder, una tecnica usata dalla community è inserire nel campo Profilo delle istruzioni generali una formulazione che chieda a Claude di mantenere il tono abituale anche nelle chat lunghe. Non disattiva il reminder, ma ne può attenuare l'effetto.

Memoria e chat passate stanno nel mezzo. Sono trasparenti come le skill, perché si vedono e si modificano dalle impostazioni di Claude. Hanno un grado di indeterminatezza maggiore, perché il loro contenuto cresce nel tempo con l'uso. Ciò che a un certo punto orienta il comportamento di Claude può non essere quello che si pensava. Una revisione periodica delle memorie, fatta a freddo, è il modo più diretto per intercettare informazioni vecchie o errate prima che producano effetti. La stessa logica vale per la ricerca su chat passate. La scelta concreta è se tenerla attiva, sapendo che ogni conversazione precedente può rientrare nel contesto, oppure disattivarla, accettando di dover ricostruire il contesto quando serve.

Il principio di metodo che chiude il capitolo è quello già sotteso a tutto il manuale. Una configurazione di base ordinata, scritta con disciplina e mantenuta nel tempo, è il modo per gestire i comportamenti di Claude. Quando un comportamento è coerente con la propria configurazione, viene da lì. Quando non lo è, conviene cercare la causa in una delle fonti descritte in questo capitolo, prima di intervenire sulla configurazione stessa. Modificare le istruzioni per correggere un comportamento che in realtà dipende da una skill invocata fuori contesto, da un tool MCP che ha preso il posto sbagliato, da un'iniezione di sistema o da una memoria datata, vuol dire aggiungere rumore alla configurazione senza affrontare la causa effettiva. La pulizia della propria configurazione è anche uno strumento diagnostico.